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Vestiti Ecologico! Stampa E-mail
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Scritto da Susanna de Palma   
venerdì 20 luglio 2007

Qual è l’ultima moda nella Spagna del premier socialista Zapatero? I vestiti ecologicamente corretti. Fabbricati con materiali rispettosi con l’ambiente, come la soia, il cotone coltivato senza pesticidi, il bambú, e addirittura il cocco. Ma non soltanto: l’Instituto Tecnológico Textil di Alcoy (Alicante) ha promosso il marchio Made in Green (fatto in verde) che farebbe invidia al nemico numero uno dell’effetto serra, l’ex vice-presidente americano Al Gore. «Le imprese tessili scommettono sui marchi con una coscienza ecologica», sintetizza il giornale economico progressista Cinco Días.tessuti.jpg

Gli ultimi capi trendy sono quelli prodotti da Skunk Funk, un’azienda basco-spagnola nata nel 1996 e presente in 20 Paesi del Nord America e del Vecchio Continente (11 negozi che vendono i suoi prodotti solo in Italia, tra cui uno a Torino). I suoi indumenti casual, il cui colore predominante, inutile dirlo, è il verde, sono fatti anche con la celebre erba cespugliosa delle leguminose: la soia. Sono vestiti portabilissimi, freschi, divertenti e che in più rispettano l’Ambiente, per tutti i gusti, in tessuto di bambú e con i bottoni di cocco.

La moda prodotta con materiali non inquinanti sta dilagando. «I vestiti alla soia o con cotone organico sono usati anche da Nieves Álvarez, una delle più affermate top-model mondiali.

Ma si sa che li indossano anche ecologiste come la stilista Agatha Ruiz de la Prada, moglie del direttore del giornale El Mundo Pedro José Ramírez Codina, e la baronessa Carmen Thyssen-Bormemisza, moglie del compianto magnate e grande collezionista d’arte Hans Enrich Von Thyssen-Bornemisza. Poi, ovviamente, Cristina Narbona, la ministra dell’Ambiente di Zapatero. 

«Moda ecologista in auge». D’altronde ormai, in Spagna, essere amici dell’Ambiente è ormai un plus che facilita le vendite. L’anno scorso, solo per fare un esempio, 17 stilisti hanno presentato collezioni confezionate con materiali tutt’altro che tossici. E da tempo, ormai, gli abiti verdi non sono solo appannaggio di imprese che cercano di differenziarsi dalla concorrenza offrendo capi in tessuto di bambú. Ormai, specchio dei tempi, fanno parte del prêt-à-porter delle griffe di massa.
La coscienza ecologica ha contagiato con furore i grandi loghi, sia nella forma di dichiarazioni di principi e compromesso etico come ha fatto il galiziano Inditex (il maggior produttore tessile d’Europa che tra i suoi 8 marchi annovera anche Zara), sia mediante l’utilizzo di una materia prima naturale e del controllo di trasporto e manifattura», osserva compiaciuto il giornale filo-socialista (e verde) madrileno El País.

Sarebbe sbagliato pensare che solo Inditex (3.245 megastore in tutto il mondo) segua il cammino che rispetta l’ambiente e che nelle etichette di Zara specifica la lavorazione del cotone. Ci sono imprese calzaturiere come Camper che producono le Camaleón, le uniche scarpe che, grazie all’uso di cotone verde, hanno meritato il marchio ecologico europeo.

Oppure Decathlon, che include per quest’estate abiti fabbricati con materie prime coltivate senza pesticidi o agenti chimici.

Made in Green, nata nel 2005, con già 900 aziende che seguono i suoi nobili e condivisibili principi e lo slogan «La etiqueta verde», conta, con ben 74 sponsor, Vip engagé. Vip che sono sia spagnoli sia stranieri, dagli intellettuali agli sportivi, passando per attori e celebri presentatori televisivi. «I vestiti devono adempiere alle norme sia nell’ambito lavorativo che in quello ambientale e dimostrare che non usano sostanze tossiche per la salute», tuona lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. «Per le griffes e i clienti è necessario rispettare tanto le persone quanto l’Ambiente» gli fa eco lo stilista Francis Montesinos. Insomma: ormai vestire verde è l’ultimo grido che difende, oltre che l’Ambiente, anche la nostra salute.

Ansa

 
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