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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 01 agosto 2007 | |
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La mia è una generazione disillusa dalla politica, una generazione che ha compreso quanto i giochi di potere abbiano infettato i comuni, le regioni, i ministeri ed il parlamento. La mia è una generazione che non ha alcun senso dello stato, perchè si rende conto che lo stato c'è, ma non si vede. La mia generazione, è quella che guarda di storto le forze dell'ordine, perchè non capisce più da che parte stanno, è quella che non va a votare, è quella che sbagliando, distrugge le città, perchè non ha altri mezzi per far capire che non ci sta. La mia generazione vive in uno stato dove chi combatte la malavita viene escluso, e rilegato in una condizione di abbandono, finchè la malavita stessa non avrà applicato la sua sadica e spietata “giustizia”. La mia, è la generazione che non andrà mai in pensione, che si trova per le mani uno stato devastato da un'edilizia senza limiti, da una burocrazia Kafkiana, da una cultura politica arrivista ed arraffona, dove l'interesse personale sovrasta sempre quello collettivo. La mia generazione non sente più il dovere verso nulla, è quella che la domenica non và più a Messa, che non si sposa, che pensa continuamente ad andare via, lontano da questo paese. La mia generazione non ha più il senso della famiglia, ma quando si sforza di averlo, si trova a non aver alcun sostegno, rimpiazzata e discriminata dai “problemi” delle nuove e futuristiche "coppie di fatto", o scartati, a parità di condizioni, in quanto cittadini Italiani anzichè immigrati extracomunitari (vedi graduatorie per Materne e asili nido). La mia generazione vorrebbe sentirsi a casa propria in questo stato, vorrebbe avere voce in capitolo nella vita sociale, vorrebbe trovare un modo per far sentire la propria voce senza il filtro della stampa, che asseconda il potente di turno, ma da anni ha smesso di fare informazione. La mia generazione ha capito che questa classe politica non ha alcuna speranza e l'ha dimostrato e lo dimostra in modo inequivocabile, sulle nostre spalle. La mia generazione ha capito che un comico può fare politica , più e meglio di un ministro, e grazie ad un comico ed alle nuove tecnologie, si è organizzata per mandare a casa tutti coloro che dovrebbero rappresentare i cittadini, ma non sono stati eletti dai cittadini. L'8 Settembre 1943 il Re era in fuga e la nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. L'8 settembre 2007 sarà il giorno in cui la mia generazione darà un segno, e proverà a questo stato malato, che cosa significhi attivismo politico, voglia di cambiamento e Democrazia. Tutti sono invitati l'8 settembre 2007 a recarsi nelle piazze della propria città per firmare una proposta di legge, che obblighi un uomo, dopo un massimo di 2 legislature, ad abbandonare la politica, ad evitare che persone condannate in via definitiva siedano in Parlamento, a tornare ad eleggere i propri rappresentanti direttamente.
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