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Torino - Apertura dell'Anno Giudiziario Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
domenica 27 gennaio 2008

"Oggi come ieri si registrano martellanti campagne secondo cui la giustizia e' ridotta a campo di battaglia dove consumare vendette e scontri politici". A sottolinearlo, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, e' stato il procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, mentre prima di lui il presidente della Corte d'Appello Francesco Novita' aveva ricordato le "difficolta' in cui siamo costretti ad operare derivanti anche dagli attacchi rivolti spesso alla magistratura nel suo complesso e tendenti a delegittimarla e dei quali il Csm, presieduto dal capo dello Stato, a giorni sapra' dare la giusta valutazione".

caselli.jpg Il procuratore Caselli ha concluso la sua relazione con "qualche riflessione sui cambiamenti degli ultimi tempi sul piano politico e su quello normativo, per concludere non senza amarezza che la sfiducia nella giustizia non e' diminuita". Caselli ha ricordato che "le leggi ad personam che nella scorsa legislatura hanno deturpato il sistema continuano a fare "bella mostra di se". "Nel cammino di riforma e semplificazione del sistema penale e di quello civile -ha aggiunto- non si e' andati al di la' delle 'solite' commissioni ministeriali prive per definizione di ogni possibilita' di rapida incidenza, senza dimenticare che le risorse destinate alla giustizia restano gravemente deficitarie".

Pur sottolineando che "il vecchio ordinamento giudiziario non c'e' piu'" Caselli ha precisato che "la sostituzione della riforma Castelli promessa in campagna elettorale dalla nuova maggioranza e' stata difficile, tortuosa e alla fine assai meno incisiva di quanto fosse lecito attendersi: utile forse in un'ottica di riduzione del danno, ma deludente in termini di reale e necessario rinnovamento".

La relazione di Caselli si e' poi fatta ancora piu' dura. "Quella che sembra non voler mai cambiare -ha detto- neppure con i cambi di maggioranza, e' la storia infinita degli attacchi alla giurisdizione ad opera della politica, attacchi che si sostanziano in un rifiuto della stessa giurisdizione che non ha nulla a che vedere con le critiche, anche aspre, che se oneste, sono sempre legittime".

Il procuratore generale di Torino ha poi osservato che "l'autoreferenzialita' della politica e la sua pretesa di autoassolversi in perpetuo sono nocive prima di tutto alla credibilita' della politica stessa e finiscono anche per alimentare quell'antipolitica che non basta esorcizzarla perche' non si manifesti o non si estenda. Soltanto la cattiva politica puo' fingere di non sapere che l'indipendenza della magistratura e l'obbligatorieta' dell'azione penale servono al consolidamento della democrazia. La buona politica lo sa, ma spesso rimane afona. La cosiddetta 'normalizzazione' della magistratura, obiettivo sempre presente in certe agende, sarebbe allora piu' vicina. Qualcuno brinderebbe, ma non sarebbe un bel giorno per il nostro paese".

A proposito, poi, dello 'stato di salute' della giustizia in Italia Caselli ha osservato che rispetto agli altri paesi, "c'e' nel sistema giustizia qualcosa di patologico in Italia. Si spende in modo insufficiente rispetto alle esigenze e si spende male -ha spiegato- in nessun paese europeo vi sono sistemi processuali farraginosi e complessi come quello italiano e in tutti i paesi europei le impugnazioni sono nettamente inferiori rispetto all'Italia e cio' si ripercuote in modo assai pesante sulla durata complessiva dei processi".

Caselli ha poi infine parlato di indulto e carcere osservando che "sappiamo che la giustizia in Italia non funziona e tuttavia le carceri sono sempre piu' piene, ma anche sempre piu' vuote, con un flusso continuo in entrata e in uscita che riduce a scatole sostanzialmente vuote, se non a mere utopie, concetti come certezza della pena, effettivita' della pena e sua funzione deterrente".

Fonte: AdnKronos 

 
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