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Se lo Stato và contro i cittadini per il bene comune Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
domenica 24 gennaio 2010

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Sergio Chiamparino, Sindaco della città di Torino, informa gli elettori a mezzo stampa che la TAV sarà portata avanti da chiunque erediterà il posto di Presidente della Regione Piemonte. Non voglio entrare nel merito della TAV, e tantomeno delle manifestazioni pro o contro, che in questo fine settimana hanno fatto sentire la loro voce, con manifestazioni pubbliche e private.

Mi aggancio a questo solo per far notare quale rispetto abbia la politica, e quale concezione abbiano i politici della Democrazia, e del volere popolare. Il messaggio è chiaro: "non illudetevi troppo, chiunque sceglierete non potrà cambiare la situazione".

Se non fossimo in periodo elettorale, e se Chiamparino non fosse un accanito sostenitore della Tav, direi che questa dichiarazione ha l'aspetto di una confessione pubblica. Lodevole nella sincerità politica ed umana che una volta tanto viene mostrata, ma riprovevole nell'ammettere quale valore diano le Istituzioni alle opinioni ed al volere dei cittadini.

Alcuni dicono che un progetto Europeo non può essere fermato da un manipolo di persone che vogliono opporsi, nemmeno quando quel manipolo rappresenta la maggioranza dei residenti della zona interessata alla realizzazione dell'opera. Ai quali ovviamente è stato negato il diritto ad un referendum, come la Democrazia avrebbe dovuto imporre molto tempo fa.

Anche lo spauracchio dell'Europa è sintomatico di una filosofia politica molto distante dal territorio, e più adatta al consiglio di amministrazione di un'azienda, al di là della parte politica interessata. Il richiamo ad interessi maggiori, inappuntabili, ed in ritardo su di un piano di marcia che già a partire dal Parlamento Europeo, non ha tenuto conto della necessità di confronto con la popolazione, lasciato all'iniziativa personale dei sindaci. Nel caso dei NOTAV la protesta và avanti da più di dieci anni, anche se alcuni giornali ne parlano come di un movimento improvvisato.

Ed è alla luce di questo punto di vista che i manifestanti non rappresentano più una questione politica, ma di semplice ordine pubblico, e le migliaia di poliziotti che vediamo continuamente schierati contro cittadini inermi, danno un'idea ben precisa di quale sia il tavolo di discussione.

La questione non ruota intorno ai motivi che hanno portato la gente alla protesta, ma piuttosto sull'impossibilità delle persone comuni di sentirsi rappresentate davvero, e di poter accedere a mezzi democratici per far sentire e rispettare la propria voce. La questione è ormai troppo viziata, tanto che evitare il referendum è stato prioritario, perchè se i numeri di una consultazione avessero dato ragione ai manifestanti, si sarebbe dovuto fare marcia indietro, e non ci sarebbero state più discussioni o scuse in merito.

Se l'uso delle piazze è stato in molte occasioni strumentalizzato dalla politica, è facile accorgersi di come oggi la politica non trovi che fastidi da queste manifestazioni. E' successo per gli inceneritori, per le quote latte, per gli innumerevoli incontri tra capi di Stato, durante i quali fuori dalla porta, cittadini comuni non si sentivano rappresentati.

E non parliamo di gruppetti chiassosi pronti a finire sui giornali. Parliamo di intere categorie lavorative, di intere aree abitative che raccolgono più comuni, di interessi particolari che vorrebbero essere considerati come degni di quegli interessi collettivi, mossi a scusa per giustificare qualsiasi sopruso.

Credo che la mancanza di rappresentatività, sia il peggior difetto della politica dei nostri giorni. Se la priorità della politica è quella di far digerire ai cittadini progetti ed opere indiscutibili, considerando come un impiccio le obiezioni dal basso, significa che presto si sentirà l'esigenza di digestivi più efficaci e prepotenti, come già mostrati in più occasioni.

Tra l'indifferenza di chi non è toccato da quel problema particolare, e si è lasciato convincere che il bene collettivo possa giustificare il sopruso della politica sui cittadini.

 
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