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| Rosarno e la rivolta del popolo dei diritti negati |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| venerdì 08 gennaio 2010 | |
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Il problema più grande della rivolta di Rosarno , è che i rivoltosi, (se così è giusto chiamarli), non sono per nulla intimoriti dalle famiglie mafiose Calabresi, che hanno così un doppio problema con questi individui: il primo, è nella scarsa utilità dei soliti metodi intimidatori, che probabilmente hanno fatto da scintilla alla protesta. Il secondo, è nel gran numero raggiunto da questi individui, che fanno gruppo, e sono motivati nel far sentire la loro voce, e nel ribellarsi alla tirannide mafiosa. Loro, gli immigrati. I Calabresi purtroppo non sono ancora pronti a tanto. Saranno pronti invece alla vendetta per questo affronto all'ndrangheta, ne sono certo.
Non molto tempo fà la comunità nera di Castelvolturno, con una protesta identica a quella Calabrese di questi giorni, aveva messo a ferro e fuoco le strade della città Campana, dopo che la Camorra aveva giustiziato alcuni Ghanesi. Le stesse scene di Castelvolturno e Rosarno, sono una semplice replica di infinite altre rivolte simili avvenute in sperduti villaggi africani, (ad altri e ben peggiori aguzzini), terminate quasi sempre nel sangue. Non è una novità per loro, nè sottostare all'aguzzino di turno, e tantomeno ribellarsi quando la misura è colma. Mi hanno fatto un pò tenerezza le forze dell'ordine, che non erano più abituate ad essere attaccate da manifestanti armati di bastoni, e determinati allo scontro. Mi ha fatto tenerezza anche il cittadino di Rosarno, che ha tirato fuori il fucile per sparare qualche colpo in aria nel tentativo di disperdere i manifestanti. Ma questi si aspettavano che sparasse sulla folla, (come di solito accade nei loro paesi d'origine), e pensate allo stupore nel vedere quel gesto pavido da giustiziere nostalgico. Che si è ritrovato infine i manifestanti in casa, a domandargli conto del suo gesto, ma limitandosi civilmente alle parole, loro, i selvaggi. Come a Castelvolturno, anche a Rosarno la situazione si risolverà senz'altro. Si risolverà perchè alle campagne Meridionali queste persone servono, e molto. Sono la forza lavoro sottopagata e senza diritti, grazie alla quale i prodotti del Meridione possono essere venduti a grande distanza dal luogo di produzione, a prezzi competitivi. La Mafia fà sempre gli accordi che le convengono, e queste rivolte sono un buon motivo per accettare qualche accordo, qualche garanzia, qualche cosa di più per chi non ha niente, e ovviamente reclama diritti. In questa storia c'è un grande assente, lo Stato, che ancora una volta dimostra la sua fragilità nel non riuscire a diventare "di moda" tra i Meridionali. Lo Stato, che i Meridionali a parole invocano come la Grazia di un Santo, rimane così distante dai cittadini, solo perchè i cittadini prediligono il diritto Mafioso, a quello Civile e Penale. Così i problemi Civili e Penali, diventano inevitabilmente problemi Mafiosi. E il cerchio si chiude nel dramma per eccellenza del nostro Paese, dove la responsabilità di quanto accaduto và cercata lontano, ma a rimetterci sono sempre persone vicine, incapaci di far valere con la forza delle conoscenze i propri diritti. Una capacità fondamentale per il diritto civile Mafioso. |
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Non credo che l'animalista in se promuova tali slogan con ad... leggi... - Cosa fare quando il vicino è troppo rumoroso?
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nella nostra zona non è possibile ricevere nessun segnale, n... leggi...



Forse un piccolo
particolare è sfuggito, a chi pensava che a questi negretti bastasse
fuggire dalla loro terra, e che per avere la pancia piena avrebbero
accettato qualsiasi condizione: il particolare piccolo piccolo, ci dice
che queste persone in molti casi hanno visto e vissuto cose da far
drizzare i capelli a noi Europei, ma che in alcuni paesi africani sono
all'ordine del giorno, e fanno parte della storia di ognuno: massacri,
stupri, ingiustizie e soprusi, che nemmeno l'ndrangheta Calabrese
sarebbe in grado di compiere. E credo sia proprio questo piccolo
particolare a rendere difficile la gestione della manovalanza nera nel
meridione d'Italia.





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