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Roberto Saviano, il Far West e lo sceriffo codardo Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 10 novembre 2008

La vicenda di Roberto Saviano, non è nuova alle cronache del nostro paese, così come alle forze di polizia, che forniscono coraggiosi uomini per la scorta, a chi è minacciato di morte dalla Mafia. Una storia questa, che si ripete da decenni, con una puntualità sconcertante, ogni volta che un uomo coraggioso, decida di esporsi per denunciare e contrastare le attività criminali di queste organizzazioni.

La storia di Falcone e Borsellino, ha dimostrato il coinvolgimento di esponenti di spicco delle Istituzioni, nella capacità di organizzare ed eseguire attentati eccellenti, conoscendo luoghi, tragitti e spostamenti delle vittime, che senza l’aiuto di infiltrati nelle Istituzioni, non sarebbe possibile conoscere.

Che la lotta alla Mafia debba essere svolta principalmente all’interno delle Istituzioni, è ormai il risultato di una semplice ed indiscutibile equazione. Che Falcone e Borsellino non siano stati protetti in modo efficace, non necessita di dimostrazioni, e a nulla pare aver portato la rabbia dei Siciliani, (e dell’Italia intera), urlata in faccia all’allora presidente della Repubblica Scalfaro, il giorno dei funerali degli uomini della scorta di Borsellino.

Dico non essere servita a nulla, alla luce di ciò che sta vivendo Roberto Saviano oggi, sedici anni dopo quei vergognosi giorni, e dopo sedici anni di presunta lotta alla Mafia. Se la lotta alla Mafia sbandierata dalle istituzioni, con leggi speciali ed interventi dell’esercito a presidio dei territori, ha portato alla situazione in cui Saviano è costretto a vivere oggi, ho l’amara impressione che questa guerra sia combattuta con armi inefficaci.

Si ha come l’impressione, che garantire i diritti costituzionali ai mafiosi, e seguire regole civili nella lotta alla mafia, sia un pò come rispondere al fuoco nemico con delle pietre. Comprendo però, che si andrebbe contro ogni principio civile e costituzionale, utilizzando metodi di lotta alla Mafia differenti da quelli consentiti dalla legge, e dalle sue garanzie. Perchè il vincolo della legalità che costringe lo Stato su dei binari obbligati, è allo stesso tempo la garanzia per ogni singolo cittadino, di vivere in uno Stato di Diritto.

Pensando a Saviano, ed alla drammaticità della sua situazione, provo rabbia per l’ingiustizia che quel ragazzo deve subire ogni giorno, tanto da fargli scegliere di trasferirsi in un altro paese, con la speranza di poter vivere ancora una vita normale, o quasi.

Perchè la paura che ha avvolto l’esistenza di Saviano, dovrebbe essere la paura dei mafiosi, conosciuti, ricercati e braccati da uno Stato, che non dovrebbe concedere tregua e scampo, a chi dell’illegalità ha fatto un vanto, oltre che uno stile di vita.

Ma fino a quando esisteranno dei Saviano, sarà chiaro che lo Stato, ancora una volta, non sta impegnando tutte le forze e tutte le risorse disponibili, per combattere il fenomeno mafioso: al contrario, dimostra per l'ennesima volta, di aver assoldato dei funzionari e degli sceriffi, troppo corrotti o troppo codardi, per avere il coraggio di svolgere fino in fondo, il proprio lavoro.

 
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