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| Ritrovato a Moncalieri un guerriero Longobardo |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 29 maggio 2008 | |
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L’ha ucciso un ascesso, non una spada. Non è caduto in battaglia, com’era pronto ad accettare per la gloria del popolo longobardo. L’ha stroncato una setticemia, un’infezione, dopo ore di febbre alta, provocata da un bubbone purulento. Da tempo come un tarlo gli torturava la mascella superiore, con atroci dolori. Non ci aveva badato. Finché il male è esploso in un bulbo livido. L’ha sfigurato a morte, come un colpo di giavellotto, poi l’ha finito.
Fu una marcia quasi senza nemici. In due anni giunsero in Piemonte. Lui era ancora un ragazzo, non dei più alti, appena un metro e 70 centimetri, ma aveva buoni muscoli e soprattutto un cavallo. Mai avrebbe pensato che sarebbe stato proprio il suo animale a restituirgli gloria postuma, dopo una fine beffarda, consumata dopo tanti sogni in un umile villaggio, formato da un pugno di capanne. Gli archeologi li hanno ritrovati insieme, due settimane fa, dopo oltre 1300 anni, seppelliti uno accanto all’altro. Sono venuti alla luce nel parco dell’ex «Villa Lancia» di Testona, un borgo della città di Moncalieri, a ridosso di Torino. Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza archeologica guidata da Giovanna Maria Bacci, hanno intercettato i resti di uno dei più antichi insediamenti longobardi in terra subalpina. Con quelli affiorati nella vicina Collegno parlano del loro arrivo. Danno identità fisica agli uomini di un popolo che ancora praticava usi e cerimoniali funebri cari ai nomadi dell’epoca. «Quello di sacrificare il cavallo del guerriero per seppellirlo nella stessa tomba del padrone - ricorda Gabriella Pantò, l’archeologa che dirige le ricerche, affiancata dall’antropologa Elena Bedini - era tipico delle popolazioni dell’Europa orientale fra il quinto e il decimo secolo dopo Cristo. Mentre i Franchi, Turingi, Alamanni e Longobardi riservavano all’animale una sepoltura vicina a quella del suo cavaliere, come quella rinvenuta a Testona». «È un ritrovamento molto raro - prosegue la studiosa - in Italia vi sono pochi precedenti. A Goito è stata trovata una sepoltura con la sola testa. Animali integri invece a Vicenne di Campobasso. A Cividale del Friuli e a Povegliano Veronese sono affiorati cavalli decapitati. Uno è stato intercettato anche a Collegno. L’ulteriore ritrovamento di Testona sottolinea il primato del bacino archeologico longobardo in Piemonte, che negli ultimi dieci anni si è qualificato come il più importante d’Italia». I Longobardi giunti a Testona appaiono ancora come i cavalieri delle praterie del Danubio.
Il
villaggio di Villa Lancia schiera capanne a pianta rettangolare, di
pochi metri quadri, fondate senza particolare pianificazione. Erano in
legno, poggiate su uno zoccolo di ciottoli e laterizi di reimpiego.
Sono affiorati anche un ingegnoso acquedotto di tronchi d’albero cavi e
un reticolo di pozzi, che serviva anche le attività artigianali. Ma più che un borgo l’insediamento pareva un campo nomadi, condiviso con animali domestici: maiali e galline. E’ stata trovata anche la tomba di un cane. La vita coabitava con la morte. I defunti erano sepolti vicino alla loro casa. Così anche i bambini e il giovane guerriero. Fu composto nella tomba con oggetti tipici della Pannonia del sesto secolo dopo Cristo. Compongono un corredo ancora inglobato nelle zolle di terra che lo hanno conservato per secoli e che sono state indagate da una radiografia. Ha identificato le forme di una borsa, contenente un paio di pinze, una fibbia di bronzo, un acciarino con spillone e innesco, due monete e una placca dorsale di cintura. L’analisi dello scheletro ha confermato che era di un maschio fra i 25 e i 30 anni, con braccia allenate dall’esercizio delle armi e con il cranio perforato dall’ascesso. Al dito indice sinistro sfoggiava un anello con castone. Alla vita indossava due cinture. Una era militare, con fibbia decorata. Sul bacino gli posero le armi: un coltello e lo «scramasax», la corta spada per il combattimento corpo a corpo. Alle sue spalle fu immolato il cavallo, testimone della loro lunga marcia con Alboino.Fonte: LaStampa.it |
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E’ duro morire così a 25 anni, soprattutto per un guerriero che cavalcò al seguito del grande Re Alboino. Con lui lasciò la Pannonia. Era il giorno di Pasqua dell’anno 568. A un gesto del sovrano centomila armati si mossero alla volta delle Alpi. Ai clan longobardi si erano uniti Turingi, Gepidi, Bulgari, Sassoni e Sarmati. Sognavano le ricchezze della pianura padana. Li seguivano donne e bambini.




