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Scritto da Maurizio Caudana   
martedì 10 aprile 2007

Sono passati vent'anni dalla morte del celebre scrittore, curatore della memoria sui terribili avvenimenti nei campi di sterminio di Aushwitz. Il quotidiano Torinese LaStampa, dedica a questo cittadino uno splendido speciale da leggere, ed un forum in cui discutere.

Biografia 

Nasce il 31 luglio 1919 da genitori ebrei benestanti (Cesare, laureato in ingegneria elettronica e Ester Luzzati, poi sposatisi nel 1917) di tradizioni intellettuali («Ho letto molto perché appartenevo ad una famiglia in cui leggere era un vizio innocente e tradizionale, un’abitudine gratificante, una ginnastica mentale, un modo obbligatorio e compulsivo di riempire i vuoti di tempo, e una sorta di fata morgana nella direzione della sapienza»).

Studia al liceo classico Massimo D’Azeglio (un istituto noto per aver ospitato docenti illustri, oppositori del fascismo, tra i quali Augusto Monti, Franco Antonicelli, Umberto Cosmo, Zino Zini, Norberto Bobbio e molti altri) ove si diploma nel 1937, avendo per qualche tempo come insegnante Cesare Pavese.

Levi è uno studente timido e diligente, gli interessano la chimica e la biologia, assai meno la storia e l’italiano. Non si distingue particolarmente, ma non ha insufficienze in alcuna materia. Successivamente si iscrive al corso di laurea in chimica della facoltà di Scienze dell’Università di Torino. Durante gli anni dell’università frequenta circoli di studenti antifascisti, ebrei e non. Legge Thomas Mann, Aldous Huxley, Sterne, Werfel, Darwin, Tolstoj.

A seguito dell'instaurazione delle leggi razziali che discriminano gli ebrei (cui viene vietato l'accesso alla scuola pubblica), Levi ha difficoltà a trovare un relatore per la sua tesi. Si laurea, tuttavia, nel 1941 con pieni voti e lode; il diploma riporta la precisazione «di razza ebraica». Poi trova un impiego in una cava d’amianto presso Lanzo: ufficialmente non figura nei libri-paga, eppure lavora in un laboratorio chimico. Il problema che gli viene proposto e a cui si dedica con entusiasmo è quello di isolare il nichel che si rinviene in piccole quantità nel materiale di discarica.

Impiegatosi a Milano presso la Wander, una fabbrica svizzera di medicinali, nel 1942 entra nel Partito d’Azione e compie una breve esperienza da in Valle d’Aosta, poi è attivo nella rete di contatti fra i partiti del futuro CLN: catturato il 13 dicembre del 1943 a Brusson, Levi viene avviato nel campo di concentramento di Carpi-Fossoli. Nel febbraio del 1944 tale campo viene preso in gestione dai tedeschi, i quali avviano Levi e altri prigionieri ad Auschwitz, dove resta dal febbraio ‘44 al gennaio ‘45.

La conoscenza del tedesco gli permette di comprendere gli ordini dei suoi aguzzini. Dalla fine del 1943, dopo Stalingrado, la carenza di manodopera in Germania è tale che diventa indispensabile utilizzare anche gli ebrei, serbatoio di manodopera a prezzo nullo. «I disagi materiali, la fatica, la fame, il freddo, la sete, tormentando il nostrO corpo, paradossalmente riuscivano a distrarci dalla infelicità grandissima del nostro spirito. Non si poteva essere perfettamente infelici. Lo dimostra il fatto che in Lager il suicidio era un fatto assai raro. Il suicidio è un fatto filosofico, è determinato da una facoltà di pensiero. Le urgenze quotidiane ci distraevano dal pensiero: potevamo desiderare la morte, ma non potevamo pensare di darci la morte. Io sono stato vicino al suicidio, all’idea del suicidio, prima e dopo il Lager, mai dentro il lager».

 

Commenti 

 
0 #1 Netzach 2008-06-29 13:18 BS\"D
Mah, se leggi i libri di Primo Levi, l\'autore ripete spesso la sua famiglia benestante non era, o non più…
Ah, un altra cosa: Primo Levi fu catturato in seguito a una soffiata, dettaglio che può parere insignificante oggi, ma che cambia completamente la vita di chi ne è vittima…
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