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| Peppino Impastato - Se il problema è dedicargli una via |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 29 ottobre 2009 | |
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Credo che una parte della popolazione del Nord Italia, rimpianga le vecchie dispute tra nord e sud, che fino ad un decennio fà caratterizzavano drasticamente le vicende sociali del nostro paese. Credo allo stesso tempo che queste persone oggi recitino la parte dei soldati in trincea, ai quali nessuno ha ancora detto che la guerra è finita . Si, la guerra è finita, e come in ogni guerra giunta al termine, quelli che prima erano nemici adesso diventano vicini di casa, a cui spettano diritti e doveri come tutti i cittadini del Regno. Sembra di tornare indietro nel tempo di quasi due secoli, e di dover spiegare al contadino padano, (e per Padano intendo abitante della pianura Padana), che gli Austriaci sono tornati a casa, e che il pericolo della guerra è svanito, al contrario di quanto l'accoglienza riservata al "forestiero", farebbe intendere.
In effetti le credenze hanno sempre un fondo di verità, e la necessità di evitare il contagio è più che giustificata quando si parla di amministrazioni pubbliche, e delle influenze negative che queste potrebbero ricevere dal contatto con le realtà meridionali. Contagio che a quanto pare c'è già stato, e che ha reso l'amministrazione locale di Bergamo degna dei mandanti dell'omicidio di Peppino Impastato, ucciso dalla Mafia perchè libero, e per nulla disposto a cedere al ricatto morale e civile che la Mafia impone sul territorio siciliano, e non solo. Una persona libera, che rappresenta tutti quei meridionali stufi del giogo mafioso, molti dei quali hanno scelto di migrare per sfuggire alla tirannide, o di lottare nel loro piccolo senza alleanze e coperture, per mostrare a tutti che ribellarsi era ed è possibile, anche quando le occasioni sembrano svanire. E sono stati i rappresentanti politici i primi a venire disturbati da questo partigiano, che attraverso la radio e la carta stampata, denunciava il malaffare che l'amministrazione pubblica insieme a conosciutissimi esponenti mafiosi locali, svolgeva sul territorio. Una figura, quella di Impastato, per la quale la morte non sarebbe stata una sorte sufficiente. L'onta della vergogna avrebbe dovuto travolgere quest'uomo libero, fatto a pezzi sui binari della ferrovia dall'esplosione di un ordigno, che si è fatto credere all'opinione pubblica fosse stato piazzato dallo stesso Peppino, vittima lui stesso dell'attentato che stava preparando ad altri. Ci sono voluti 14 anni perchè la verità venisse a galla in parte, e quasi 25 perchè emergesse completamente, tra gli sforzi, la disperazione e la determinazione della madre, e di tutte le persone che si sono strette negli anni intorno ad essa. Dedicare una via a questo personaggio non può danneggiare la cultura autoctona dei nordici Bergamaschi, che anzi dovrebbero guardarsi da certe amministrazioni pubbliche, pronte ad accantonare e sminuire quel che risulta politicamente scomodo, facendo credere che possa essere un esempio discutibile per la società civile. Proprio come l'amministrazioni pubblica di Cinisi, che negli anni 70 ha condannato a morte Peppino Impastato, perchè andava contro gli interessi politici e mafiosi del comune. Un pessimo esempio davvero. |
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nella nostra zona non è possibile ricevere nessun segnale, n... leggi...



Il forestiero si chiama Peppino
Impastato e arriva da Cinisi, un piccolo villaggio del profondo sud,
dove si vive in capanne con tetti di paglia, e ci si veste con pelli di
animali, cacciati con arco e frecce nella savana locale. Ed è così che
a molti piace vedere i Meridionali, arretrati e selvaggi come i
migliori luoghi comuni consiglierebbero, per evitare di dare confidenza
a chi non si conosce, e dai quali si potrebbe venire contagiati con
chissa quale strana influenza.




