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Paul Marcinkus, lo Ior e la sabbia nelle tonache Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
mercoledì 25 giugno 2008

Sta tornando alla luce in questi giorni, il caso di Manuela Orlandi , figlia di un dipendente dello Stato Vaticano, rapita 25 anni fa e mai più ritrovata.

I quotidiani in questi giorni stanno dando grande spazio alla notizia, tornata agli onori della cronaca, grazie alle dichiarazioni dell'ex moglie di Bruno Giordano, componente della banda della magliana, a suo dire, testimone della sorte della sfortunata ragazza. Non è certo mia intenzione usare il blog per ricostruire l'accaduto, cosa che stanno facendo con grande cura tutti i giornali, cartacei ed online.

Mi premeva invece mettere in luce un aspetto davvero incomprensibile di tutta la vicenda, a mio avviso, il solo ed unico aspetto davvero incomprensibile: il rifiuto da parte dello Stato Vaticano, di consegnare Marcinkus alla Magistratura Italiana, per essere incriminato come responsabile del fallimento del Banco Ambrosiano.

marcinkus.jpg Come definire un atteggiamento di questo tipo, se non un vero e proprio suicidio assistito? Assistito da un buon numero di avvocati, giuristi ed ambasciatori, pronti a scovare il meglio della burocrazia pur di evitare... cosa?... appunto.

Ecco che il lento ed inevitabile imbruttimento della Chiesa, viene servito su di un piatto colmo di dubbi e supposizioni, a cui ognuno può aggiungere pregiudizi a piacere.

Come sarebbe possibile invitare ad una riflessione differente?

Non trovando alcun motivo per giustificare tale diniego, non resta altro che dare libero sfogo alle supposizioni ed alla dietrologia, che potrebbero certo enunciare qualcosa di vero, impastandolo con imprecisioni e congetture di ogni sorta.

Padre Lombardi, nelle dichiarazioni di questi giorni, parla di "Accuse infamanti", essendo l'accusato "Morto da tempo e non può difendersi'".

Sono daccordo con Padre Lombardi, anche se tutti sappiamo come Paul Marcinkus abbia risposto alle accuse, quando la possibilità di difendersi l'aveva.

Suor Anna Teresa, preside della scuola media che frequentavo, diceva a mia madre, (un pò per scherzo un pò per stuzzicarmi), che ero un ateo a tutti gli effetti, a causa del mio atteggiamento critico e diffidente nei confronti della Chiesa e di alcuni suoi aspetti, che non evitavo mai di mettere in luce pubblicamente.

Oggi, con qualche anno di più sulle spalle, posso dire di non essere affatto ateo, e di avere grande ammirazione per la Chiesa, e per i suoi numerosi componenti, molti dei quali di una cultura e di un'integrità morale fuori dal comune.

Ma è proprio pensando a questi ultimi, che mi chiedo, come possano accettare scandali di tale portata, senza alzare la testa dai propri impegni quotidiani?

 
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