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Paolini condannato per interruzione di pubblico servizio Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 16 giugno 2008

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Si legge sui quotidiani di questi giorni, che il famoso disturbatore televisivo Torinese, Gabriele Paolini, è stato condannato in via definiva, in seguito al processo per le sue indimenticabili comparse a sorpresa, nel corso dei servizi giornalistici dei canali Rai.

Tutti ricorderanno l'approccio provocatore, (ma pur sempre goliardico), che ha contraddistinto qualsiasi intervento di Paolini, vittima alcune volte, di calci ed insulti, (legittimi), da parte dei giornalisti disturbati nel corso del loro lavoro, ma mai origine di situazioni aggressive o volgari.

Certamente il ruolo di provocatore, calza a pennello su di un personaggio come Paolini, che personalmente non ho mai apprezzato, sia per i metodi che per i temi da lui trattati, ma che in fin dei conti ha sempre costituito, a mio avviso, un ottimo diversivo al solito inviato, che parla indisturbato guardando in telecamera.

Il motivo della condanna in via definitiva inflitta a Paolini, è quello di "Interruzione di pubblico servizio", che potrebbe anche starci bene come definizione di reato. Ma sinceramente, ho sempre considerato troppo lieve e permissivo, l'atteggiamento dei giornalisti, vittime di tali "attacchi", troppo timorosi di reagire, (salvo alcuni casi), per far capire al giovane, che le persone non vanno disturbate mentre svolgono il proprio lavoro.

Sarebbero bastati pochi ed efficaci calci nel sedere al momento opportuno, (come visto solo in rare occasioni), per allontanare Paolini dalla scena, e fargli passare la voglia di disturbare, se gli si fosse riservata una simile accoglienza, ad ogni tentativo di invasione.

Si sarebbe evitato di aggiungere un'ennesima causa, al già saturo lavoro dei tribunali, per dar vita poi ad una sentenza, che non ha alcuna rilevanza culturale o sociale, alla luce del fatto che, atteggiamenti come quelli assunti da Paolini, riguardano lui, e nessun altro.

 
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