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| Ne risponderai davanti alla Legge! |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 01 ottobre 2009 | |
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Fin da bambino, quando qualcuno suonava alla porta di casa per lamentarsi dell'ultima "ingegnosa" trovata dei ragazzini del quartiere, mia madre non attendeva alcuna giustificazione da me, e credeva a ciò che Tizio raccontava. O meglio, credeva che noi bambini della via, ne avessimo combinata una delle nostre, e si rendeva dunque necessario preparare una punizione. La logica dietro a questo atteggiamento era semplice, quanto efficace: se hai dato motivo a qualcuno di lamentarsi, di certo qualche colpa ce l'hai anche tu. In effetti, a parte un singolo episodio nel quale le ho prese senza averne alcun merito, tutte le altre volte, senza dubbio, centravo. Aver dato adito al prossimo di lamentarsi, ha sempre costituito un buon motivo per riflettere sul proprio comportamento, sulle proprie azioni, sul modo in cui ci si relaziona con gli altri. Se una persona ha dei motivi e delle argomentazioni per sostenere il proprio punto di vista, è giusto che questo le esponga, e che il destinatario di tali argomentazioni ascolti, con la pazienza ed il buon cuore di chi trangugia l'indisposizione del momento, in forza di un bene più grande, come lo possono essere la Verità e la Giustizia.
Ma il morbo giustizialista resta sempre in agguato, e raramente consente ad una persona di esprimere in pieno il proprio punto di vista, quando non è in linea con il pensiero comune, o si presenta in modo più forte del dovuto. Avere un'opinione propria e tentare di esporla civilmente, narrando i motivi che avvalorano la posizione, può non essere gradito da alcuni interlocutori, che oltre a risentirsi di quanto detto, vorrebbero in qualche modo condizionarlo, se non zittirlo. Lo si vede tutte le volte che un argomento caldo trova degli oppositori pronti a dichiararsi contrari, pur essendo consapevoli di andare contro le masse, sicuri della propria opinione. Essere ad esempio poco interessati ai problemi dell'omosessualità, così come considerare la dignità degli animali inferiore a quella degli uomini, avere un'idea personale sulle questioni etiche, avere dubbi sul patriottismo degli Italiani o essere critici verso le scelte delle Istituzioni, mette facilmente in moto un meccanismo mentale contorto, secondo il quale si farebbe meglio a stare zitti, secondo il quale non si ha il diritto di dire certe cose, secondo il quale l'opinione della massa dovrebbe annientare ogni pensiero differente, secondo il quale "ne risponderai davanti alla legge!", come se esporre la propria opinione avvalorata dall'esperienza, fosse passibile del giudizio di una qualsiasi Corte Democratica. L'arte intimidatoria è un'arma che nel tempo ha subito diverse modifiche, passando dal "lei non sà chi sono io", alle querele facili di alcuni personaggi pubblici, fino al condizionamento delle masse, pronte al sentimentalismo mediatico ed al sacrificio della libertà di pensiero per l'illusione di un bene comune più grande. Non mi aspetto certo che qualcuno mi regali la libertà, o combatta al posto mio per essa, ma sorrido quando constato lo scetticismo di chi non crede che una penna possa scatenare una guerra, ed essere utilizzata al pari di un'arma: scetticismo, accantonato in breve tempo dagli insulti e dalle intimidazioni scaturite dalla lettura di argomentazioni delle quali non si dovrebbe parlare, e da una forma comunicativa nella quale avere l'ultima parola, diventa una priorità irrinunciabile. |
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Le persone che considerano
il dialogo come un campo aperto accessibile a tutti, sono sempre meno,
e sempre più allettate dall'avere in mano il nocciolo della questione,
sacrificando la volontà di comprendere, al pensiero comune dominante.
Comprendere motivi, che senza dubbio vanno soppesati, ma che non devono
essere ignorati, perchè irrinunciabili tasselli della realtà che tutti
noi viviamo dal nostro personale quanto unico punto di osservazione.




