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Museo di Icone Russe di Peccioli (Pisa) Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
domenica 01 luglio 2007

petriccioli_icona.gifIl museo nasce all’inizio del nuovo millennio, da un aparte, per un gesto filantropico di Francesco Bigazzi, giornalista Italiano testimone del travaglio della società Russa degli ultimi decenni del novecento e dall’altra dall’intelligenza e dallo spirito ecumenico di un’amministrazione comunale, quella di Peccioli, particolarmente sensibile ai valori della cultura e del valore religioso, nell’intento di inserirsi in una prospettiva internazionale.

Il museo di piccioli è il frutto di un’incontro casuale e di un’intesa saggia fra un uomo che da anni si muove tra Mosca e S. Pietroburgo e l’Italia con una singolare collezione di icone raccolte con pazienza e determinazione.

Con il vocabolo “icona” si indica un particolare genere di dipinto sacro, eseguito su tavola lignea secondo i dettami di una tradizione e tecnica risalenti ai primi secoli del cristianesimo.

La patria delle icone è l’oriente Bizantino che ha saputo creare e custodire, sino ai nostri giorni, queste opere di umana devozione e di profondo contenuto spirituale.

La tradizione fa risalire l’origine delle icone al primo ritratto della Vergine dipinto da San Luca. La singolarità dell’icona evoca la questione della possibilità di raffigurare il trascendente, di rendere fisicamente evidente lo spirito, di dare volto all’invisibile, di dare un nome all’ineffabile.

In Europa occidentale l’iconografia è rimasta sostanzialmente di tipo bizantino sino a Duccio di Boninsegna e a Giotto, cioè sino al momento in cui si è cominciato a introdurre la prospettiva della profondità, il chiaroscuro naturalistico, il realismo ottico, perdendo così progressivamente, secondo alcuni, il carattere misterico e trascendente delle rappresentazioni sacre.

 
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