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Maxiprocesso alla mafia, Palermo 02-86 - 12-87 Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
domenica 22 luglio 2007

Il Maxiprocesso è il nome sotto il quale viene ricordato un processo penale iniziato il 10 febbraio1986 e terminato il 16 dicembre1987 e tenuto a Palermo nell'aula bunker.

Fu chiamato appunto maxi processo in quanto furono indagate più di 400 persone, per crimini legati alla criminalità organizzata. Il verdetto complessivo ammontava a 19 ergastoli, 2665 anni di carcere, undici miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni.

Esso fu considerata la prima reazione importante dello stato a cosa nostra, ed in questa occasione si è finalmente affermato il reato di mafia. Non mancò una forte e marcata ostilità di molti componenti della magistratura palermitana, che spesso manifestarono dubbi e critiche al maxiprocesso e ai suoi promotori.

Le accuse contestate riguardavano le attività illecite compiute dall'organizzazione criminale denominata Cosa nostra (la Mafia siciliana), ed erano basate sulle testimonianze date da Tommaso Buscetta, che nel 1984, dopo essere stato estradato dagli Stati Uniti, fu il primo e il più importante degli ex mafiosi che, per le rivelazioni che fanno, vennero poi chiamati "collaboratori della giustizia" o più comunemente "pentiti"..

Questo processo diede inizio ad un'ondata di contromosse da parte di altri personaggi importanti dell'organizzazione criminale che avrebbe portato alla fine di molti traffici di droga in atto, ma, soprattutto, avrebbe danneggiato in maniera significativa le alleanze tra le famiglie siciliane ed americane.

L'esistenza ed i crimini della Mafia sono stati negati o, comunque, sottovalutati dalle autorità per decenni, nonostante vi fossero prove della sua attività criminale risalenti al 19° secolo.

Ciò può essere attribuito, in parte, a tre metodi particolari usati dalla Mafia per fornire ai suoi componenti una condizione molto simile alla completa immunità:

- chiusura dei conti in sospeso con individui importanti;

- uccisione di ogni possibile componente passibile di defezione;

- minaccia, o addirittura uccisione di detti individui prominenti (giudici, avvocati, testimoni, politici...)

Questi tre fattori concorsero a stroncare sul nascere molti processi. In effetti, fu solo nel 1980 che venne suggerito in maniera seria che l'essere membro della Mafia avrebbe dovuto essere un reato specifico dal politico comunista Pio La Torre.

La legge entrò in vigore due anni dopo - dopo che La Torre era stato ucciso proprio per aver avanzato quella proposta.

Tratto da: "In un altro paese, inchiesta sulla mafia siciliana" di Alexander Stille

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Commenti 

 
-1 #1 fabio 2010-02-24 15:23 si stava meglio quando si stava peggio..a buon intenditore poche parole Citazione
 
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