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| Le ronde Padane, l'assedio e le forze di polizia |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| lunedì 31 agosto 2009 | |
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Considero le Ronde Padane alla stregua di un discorso da beoni al circolo della bocciofila, tra una mano di briscola e l'altra, dopo l'ennesima passatella di birra. Lo credevo un discorso politico, fatto apposta per giornali e televisioni, servito caldo ad un pubblico in là con l'età, preda delle paure tipiche degli anziani: i forestieri, la notte, i ladri, i drogati, gli scippatori. Noto però con disappunto, che questo discorso sta prendendo piede nel nord Italia, spinto da giornali e televisioni, appoggiato dagli elettori leghisti, e giustificato da quel senso di insicurezza, a cui questo Governo tiene molto. Fatto sta che mi capita sempre più sovente di imbattermi in discorsi, nei quali alle ronde viene data quell'importanza fondamentale per la sicurezza dei cittadini, giustificando il tutto con l'innocenza di chi si limita a tenere gli occhi aperti e le mani sul telefonino, pronto a far intervenire le forze dell'ordine in caso di necessità.
Lasciatemi dire però, che se in una società occidentale moderna si sente il bisogno di qualcuno che monti di guardia fuori dalla nostra porta di casa, mi vien da pensare che il passo successivo, sarà quello di rifugiarsi all'interno delle mura della città, per resistere agli assedi dell'era moderna, che vedono accampati fuori dalle mura magrebini, spacciatori, ladri e furfanti, dai quali difendersi a colpi di archibugio. Non credo sia questo che ci riserverà il futuro, anche se le ronde padane costituiscono una realtà moderna di cui è opportuno discutere. Ma una discussione seria deve saper affrontare i problemi prendendoli per il verso giusto, senza nascondersi dietro giri di parole che non servono a nessuno, creando solo confusione. Dicevamo che il problema è la sicurezza. Ma la sicurezza dei cittadini, le indagini e le ronde notturne, sono compito specifico delle forze dell'ordine, formate e retribuite a tale scopo. Se i cittadini vivono nella paura e nell'insicurezza, se la delinquenza dilaga tanto da far avere necessità di qualcuno che vigili sul quartiere in cui viviamo, dovremmo chiederne conto anzitutto alle forze dell'ordine, che a quanto pare non svolgono i compiti per i quali sono pagate, essendo i cittadini insoddisfatti del loro lavoro. Da qui è necessario partire nell'affrontare il fenomeno delle ronde. Affrontando il problema alla radice, coinvolgendo i diretti interessati, ed avendo il coraggio di imputare le responsabilità ai diretti interessati, senza giri di parole. Altrimenti non ci resterà altro che tornare a rinchiuderci dentro le mura della città: anche se per il futuro, avrei altri progetti. |
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E
in effetti non ci sarebbe nulla di pericoloso o controproducente in un
gruppo di persone disposte a "pattugliare" il quartiere in cui vivono.
E potrei anche ammettere di dormire sonni tranquilli sapendo della loro
presenza. Ma il problema non è nelle intenzioni, quanto piuttosto nei
motivi scatenanti di queste intenzioni: l'insicurezza ed il senso di
insicurezza. Questi sono i motivi che giustificano la necessità di
sentirsi protetti, al sicuro ed al riparo dai pericoli.




