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| Le potenzialità militari della mano bionica |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| giovedì 03 dicembre 2009 | |
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Mi ha entusiasmato il successo ottenuto dall'Università di Pisa, nella realizzazione del primo arto bionico funzionante da impiantare sul braccio di un paziente. Perchè fino ad ora, oltre a vedere cose simili nei film, non si era visto altro che prototipi funzionanti finchè attaccati a pc gestionali, ma ancora lontani dal riuscire a permettere al nostro corpo di interagire direttamente con la macchina. Ora questo è possibile, e dunque i nervi dell'arto che ha subito un'amputazione, potranno nuovamente comunicare le informazioni di movimento al nuovo arto bionico, che a quanto pare reagisce a dovere agli impulsi ricevuti dal cervello del paziente. Un balzo in avanti anzitutto per la medicina, e per il legame tra tecnologia e medicina, ormai sempre più stretto ed indissolubile.
Il miglioramento della qualità della vita per i numerosi pazienti ai quali è stato amputato un arto, (se non tutti e quattro), ed ai quali questa notizia donerà la speranza di poter tornare ad una vita normale, non è certo cosa da poco, e apre alla medicina una strada molto ampia, che potrà toccare diverse realtà della medicina moderna. Un piccolo viaggio sulla luna che l'università di Pisa sta compiendo, e del quale l'Italia non può che essere orgogliosa. Ma come in ogni scoperta è necessario valutare il rovescio della medaglia, ed interrogarsi sui rischi verso i quali l'umanità potrebbe andare incontro, alla luce di questo nuovo e strabiliante traguardo. Così come la polvere da sparo ha rivoluzionato il modo di fare la guerra in poco più di un secolo, quali e quanti nuovi orizzonti potrà mostrare in campo militare l'interazione tra sistema nervoso umano ed articolazioni bioniche? Gli studi per la realizzazione di un esoscheletro in grado di contenere un uomo e di amplificarne la forza e la resistenza, sono da tempo all'attenzione di alcuni scienziati Giapponesi , che hanno mostrato prototipi ancora troppo ingombranti e distanti dall'agilità e dal dinamismo richiesti a questi strumenti. Ma poter rendere bionico il corpo umano, è qualcosa che fino ad oggi è appartenuto solo alla fantascienza, ed alla fantasia scientifica. Probabilmente c'è ancora molto di fantascientifico in quello che sto dicendo, e sicuramente nutro ancora maggior timore per la vecchia e radioattiva bomba atomica, che per un braccio, o un intero corpo bionico. Ma essendo stato questo il primo pensiero che mi è venuto in mente leggendo la notizia, ho creduto bene di metterlo nero su bianco, non certo per stupire ma per invitare alla riflessione. Visti i precendenti storici, credo sia opportuno. |
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Il problema del
rigetto, che assilla da sempre gli studiosi di trapianti, sembra ormai
una cosa del passato, lontana dal poter creare eccessivi problemi al
paziente ed alla riuscita dell'intervento, arginato dall'uso di nuovi
materiali tollerati maggiormente dal corpo umano, e da medicinali che
aiutano il corpo stesso a tollerare la presenza "dell'intruso".




