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| Laicità dello Stato non significa precarietà culturale |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| lunedì 09 novembre 2009 | |
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Ho letto moltissime considerazioni al riguardo del Crocifisso, volenterose di pronunciarsi sulla necessità o meno di tenere questo oggetto esposto nei luoghi di istruzione, così multiculturali e multirazziali da non riconoscersi nella simbologia Cristiano Cattolica. Ma se la Croce fosse davvero un problema politico, non ci verrebbe proposto dai media, ma lo ritroveremmo sui media, già coscienti della sua esistenza negli ambienti e tra le persone comuni. La società multirazziale e multiculturale invece, come un soggetto autonomo si interroga sulla necessità di rendere neutri gli ambienti di istruzione, per non imporre ad alcuno studente una formazione culturale che sia "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni, violando la libertà di religione degli alunni". Come se non fosse concepibile offrire un'istruzione pubblica necessariamente legata al territorio, alla cultura ed alla formazione umanistica che ha portato quegli studenti, (culturalmente differenti), a sedersi su quei banchi di scuola!
Ed il ricorso storico si presenta puntuale, nei problemi che necessariamente vengono posti dalle comunità di immigrati presenti sul territorio, ma che devono essere affrontati alla luce della propria cultura, e non equiparandola a qualsiasi altra, svendendo la Libertà e falsificando l'Uguaglianza. In realtà le motivazioni di chi sostiene la necessità per uno Stato Laico di liberarsi dei simboli religiosi, non è nei simboli religiosi in sè, ma in quelli Cristiani, ancor più se riferiti alla figura del Papa. Papa, che dovrebbe finirla di influenzare i cittadini con concetti inaccettabili, che i Fedeli, (cittadini asserviti ed incapaci di comprendere), non riescono a scrollarsi di dosso e ad evitare. Ed in questo punto di vista la Francia Rivoluzionaria non ha eguali nella storia, con la quale non è riuscita a fare i conti se non allargando la discriminazione ad ogni diversità culturale che possa manifestarsi ostile allo Stato, e alla sua laicissima ed indiscutibile dottrina. No, non è questo uno Stato Laico, questo è una Stato che ha paura delle influenze culturali, e che allo stesso tempo si indebolisce, privandosi della propria cultura, ed esponendosi alle più arroganti e differenti. Uno Stato Laico deve accettare la multiculturalità, nella misura in cui questa è capace di influenzare gli usi ed i costumi della popolazione, alla quale deve essere garantita la libertà di mantenere i propri, nei limiti imposti dalla cultura autoctona, o comunque maggioritaria in termini numerici. Se dunque volessi festeggiare il Natale negli Emirati Arabi, ma in quel giorno negli Emirati Arabi si festeggiasse il compleanno del Re, non dovrei stupirmi se tutti festeggiassero il Re, e non fosse dedicato che un brevissimo spazio al Natale, per semplice rispetto alla festività ed alla religiosità altrui. E allo stesso tempo non troverei giusto che un'intera Nazione si sentisse obbligata a porre attenzione, (o a rinunciare), ad una propria usanza culturale, per rispetto ad un'altra che nemmeno conosce. Ne sarei turbato, e allo stesso tempo deluso da tanta precarietà culturale. Essere presente con la mia cultura in mezzo alla loro, libero di esprimermi e di influenzare la società, sarebbe già un'ottima dimostrazione del livello di apertura culturale presente nella Nazione. Ma questo, pensando agli Emirati Arabi, comprendo essere solo una fantasia; pensando alla Francia, ne duduco una complicata corsa ai ripari, per evitare l'asservimento definitivo alle culture altrui; pensando all'Italia, vedo essere un diritto garantito dalla Costituzione, e dall'atteggiamento tollerante della Società Civile, che non può essere giudicata nella sua integrità, sulla base di sporadici quanto disgustosi episodi di intolleranza. |
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Come se studiando in una scuola
pubblica Egiziana, nessuna donna dovesse indossare il velo perchè di
disturbo alla multiculturalità. Problema che solo in Europa fà
discutere, e che ha portato a posizioni drastiche nella Laicissima
Francia, dove ogni simbolo di appartenenza è vietato in onore della
nuova cultura di Stato. Proprio la
Francia della Rivoluzione che ha messo in scacco la Monarchia, e che ha finito per svendere la Libertà al nuovo Imperatore, Napoleone.




