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| La stampante che crea oggetti |
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| Scritto da Susanna de Palma | |
| martedì 08 maggio 2007 | |
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Una fabbrica in miniatura. Un marchingegno che crea gli oggetti e si può sistemare sulla scrivania viste le sue dimensioni: un parallelepipedo 50x60x50 centimetri. Un apparecchio da piazzare vicino alla tastiera e allo schermo come fosse una semplice stampante. Con una sola differenza: è capace di trasformare i bit in atomi. Quello che pare un sogno prometeico, tirare fuori dal computer un oggetto vero e proprio, è adesso una realtà a portata di mano. La corsa per immettere sul mercato dei consumatori la stampante 3D sembra vicina al traguardo. A vincere l'avveniristica gara, come riporta il New York Times, dovrebbe essere la Desktop Factory, un'impresa creata dalla Idea Lab, incubatore tecnologico che ha già dato vita con successo a City Search e con minor successo a eToys. La stampante a tre dimensioni dovrebbe arrivare sul mercato entro quest'anno e il prezzo al pubblico sarà di 4.995 dollari. Ma come funziona questa "fabbrica da scrivania"? Sparge un composto plastico in polvere su di un rullo che è scaldato fino a una temperatura di poco inferiore a quella necessaria a sciogliere la plastica. Dopo di che, un raggio di luce punta in particolare i punti necessaria a dare forma all'oggetto e li scalda fino a scioglierli. Dopo, la polvere che non si è sciolta viene spazzata via e il rullo deposita la plastica sciolta in una specie di forma. Il processo, scrive il quotidiano Usa, viene ripetuto fino a quando l'oggetto non è completato da cima a fondo. Ad oggi la Desktop Factory riesce a produrre oggetti fino a una dimensione di 12,5 centimetri.
Le stampanti a tre dimensioni sono già da tempo utilizzate nel settore del design industriale per la creazione di modelli e prototipi. Sono apparecchiature però i cui costi sono molto più elevati (15 mila dollari). E il numero di acquirenti è quindi molto ristretto. L'obiettivo delle imprese è adesso uno solo: portare questo oggetto in un mercato di ben altre dimensioni, quello dei consumatori. Alla Desktop Factory pensano che i primi a comperare la stampante saranno i professionisti che non possono permettersi i macchinari più costosi. A ruota le scuole dove si insegna design industriale. Repubblica.it |
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