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| La radio che non trasmette più canzoni |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 24 settembre 2008 | |
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La radio è un miracolo. Nell'era dell'evoluzione tecnologica, uno strumento tanto semplice come la radio, sopravvive, riuscendo persino a fare concorrenza agli altri mezzi di comunicazione. La radio mi piace, mi è sempre piaciuta. La possibilità di ascoltarla in ogni luogo, la disponibilità di innumerevoli canali, (nazionali e locali), la gratuità dello strumento, e la trasmissione di musica di ogni genere a qualsiasi ora della giornata, hanno fatto della radio uno strumento importante, per diverse generazioni. La radio è un potente mezzo di comunicazione. Il lavoro dei Disk Jockey, (o DJ come solitamente vengono chiamati gli speaker radiofonici), ha permesso a molti di farsi conoscere da un pubblico sempre più grande, fino a trasformarli in personaggi famosi e di successo, come Claudio Cecchetto, Jerry Scotti, Fiorello, Baldini, Federica Panicucci, per nominarne solo alcuni.
Ma come ascoltatore incallito, mi sono trovato sempre più alle corde con lo strumento radiofonico, non avendo più a disposizione quell'opportunità che ho citato pocanzi, ormai riservata solo più agli utenti della rete. Perchè le radio, sembra che ormai si siano allineate tutte su di un format specifico, che trasmette sempre meno musica, per lasciare sempre più spazio alle parole dei DJ. Per alcuni, è diventata una consuetudine ascoltare programmi radiofonici condotti da più DJ, ed effettivamente, accendendo la radio, ci si rende subito conto di quanto sia diventato normale. Anche solo pochi anni addietro, un solo Dj era più che sufficiente per svolgere la propria mansione di intrattenitore, tra l'ascolto di un brano ed il successivo. Il format che oggi và per la maggiore, sta sostituendo sempre più la trasmissione di buona musica, con le parole, numerose e continue, pronunciate da "squadre" di DJ, appositamente assunti a tal scopo. Programmi radiofonici sempre più allineati con l'idea che la musica basti come sottofondo alle parole, (il più delle volte banali e vuote), che questi oratori rifilano ai propri ascoltatori, tra uno spot pubblicitario ed il successivo. Anche se alcuni sono indubbiamente capaci, e dedicano molto tempo alla preparazione del programma, (come tutti gli oratori), trovandomi nelle vesti di ascoltatore, ho grande nostalgia di tanta buona musica, che a questo punto credo costare alla radio, molto più dello stipendio di qualche DJ di troppo, in termini di diritti Siae, vista l'omologazione generale su questa linea. Mi trovo quindi a veder ristretto il panorama radiofonico in cui poter scegliere un canale ascoltabile, tanto da vedere la mia radio sintonizzata da diversi mesi sulla stessa frequenza, quella di Virgin Radio . Sperando che presto, si riesca a tornare ad una programmazione radiofonica, che non si limiti al pettegolezzo tra due DJ, ma proponga come ha sempre fatto, della buona musica da ascoltare. |
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Ma allo stesso tempo, il successo di un DJ, è sempre stato determinato dalla sua capacità di intrattenere gli ascoltatori, nei brevi spazi disponibili tra una canzone e la successiva. Brevi spazi in cui il DJ doveva dare il meglio di sè, per accattivarsi la simpatia di un pubblico che, (anticipando di decenni gli usi dei navigatori della rete), poteva cambiare stazione, ed ascoltare altri DJ ed altra musica, in pochi istanti, schiacciando un solo pulsante.




