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La libertà di stampa non è in pericolo Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
lunedì 05 ottobre 2009

Nel nostro Paese la libertà di stampa non è in pericolo. Fosse in pericolo, non avremmo potuto assistere solo pochi giorni fà al lancio di una nuova testata giornalistica come "Il Fatto Quotidiano", capace di affermarsi in una sola settimana come una valida testata nazionale, sostenuta da un pubblico molto affezionato.

Se la libertà di stampa fosse in pericolo, il segno  visibile si sarebbe manifestato proprio nei problemi che una testata come il Fatto avrebbe incontrato sulla propria strada, nell'intenzione di evitarne la nascita e la distribuzione. La libertà di stampa non è in pericolo, perchè ogni giovedì sera da diversi anni, Annozero và in onda, tra polemiche, lamentele, denunce ed indagini, che per un programma di assalto come Annozero, in un paese provinciale come l'Italia, non costituiscono nulla di strano, tenendo conto che in questo paese nelle ultime elezioni politiche, l'opposizione non ne è uscita un granchè bene, per non dire annientata.

Nel nostro paese la libertà di stampa non è in pericolo, ed il ritorno mediatico che questa manifestazione ha ottenuto in parte lo dimostra, se confrontato con altre iniziative che hanno ottenuto spazi davvero miseri sulla stampa nazionale, ed ancor meno considerazione dal governo in carica, (300.000 firme raccolte per la proposta di legge Parlamento pulito durante il VDay, dimenticate chissà dove).

martelletto-giudice.jpgNel nostro paese non è la libertà di stampa a mancare, ma le persone libere con la voglia di farsi carico della propria libertà, dei rischi e degli obblighi che questa comporta. Il problema più grande del nostro paese è il servilismo, coltivato da secoli di storia durante i quali si sono susseguiti monarchi poco inclini alla libertà del popolo, in tutto quello che oggi è il territorio nazionale.

Servilismo che mostra agli occhi degli Italiani, la convenienza del non disturbare, del non mettersi in mostra, dell'evitare il punto di osservazione che potrebbe indisporre il pensiero comune, così come il signorotto di turno, che solitamente coincidono in un unico pensiero.

Dal canto suo il "Signorotto" così come i sostenitori del pensiero comune, sono storicamente indisposti ad accettare che altri possano pensare, ed esprimere il loro pensiero. Così, se nel passato si arrestava ed esiliava tutti quelli contrari al potere costituito, oggi la querela facile e senza rischi per il querelante, è il nuovo metodo di intimidazione alla libertà di pensiero, che la nostra società provinciale mette a disposizione di chiunque si senta ferito nell'orgoglio quanto negli interessi, dalle notizie pubblicate.

E risulta indispensabile per riequilibrare la giustizia, imporre a chi querela il rischio di perdere un valore pecuniario, nel caso la querela non avesse avuto motivo di esistere. Cosa che oggi non avviene, mettendo in una posizione dominante il querelante, rispetto al querelato.

Querelante che deve solo attendere la Giustizia senza rischiare nulla di proprio, mentre il querelato oltre a difendersi, deve pensare al rischio di ricevere multe salate se trovato in difetto. In questo punto la manifestazione di sabato per la libertà di stampa, ha avuto tutta la mia approvazione, ed il mio pieno sostegno.

Gli altri motivi, che vorrebbero come al solito imputare tutti i mali al Presidente del Consiglio, mi hanno fatto un pò ridere, pensando che molti dei presenti hanno querelato più volte altri giornalisti per quanto detto sul loro conto, e senza dimenticare che è proprio grazie a molti dei politici in piazza se il Signorotto del momento è seduto sulla sua poltrona.

Troppe le bandiere della sinistra Italiana in una piazza che non avrebbe dovuto ospitare alcuna bandiera, perchè la libertà di stampa è un diritto che và al di là del pensiero politico, che anzi lo precede, garantendolo. Ma il carrozzone degli opportunisti ha fatto il suo ingresso nella manifestazione, ed ora che l'avventura del Fatto quotidiano si è affermata come un successo, molte delle vecchie bandiere si sono affiancate ai nuovi simboli del giornalismo italiano.

Fortunatamente Marco Travaglio, solo pochi giorni fà lo aveva scritto sul suo nuovo quotidiano, in un articolo dal titolo significativo: Resistenza, siamo al completo . Pare però che il messaggio non sia stato letto con la dovuta attenzione.

 
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