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La frusta - Informazione e critica culturale |
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Scritto da Maurizio Caudana
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martedì 22 gennaio 2008 |
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L'esercizio della critica è un'impresa disperata in
Italia. Si tratta infatti d'avvalersi d'una facoltà intellettuale, non
già d'abbandonarsi all'esaltazione estatica o alla denigrazione scorticapelle
com' è usuale. Non stati d'animo ma idee occorre mettere in campo.
Sia
l'esaltazione che la denigrazione sono due forme di acrisìa, il segno della
rinuncia alla formulazione (e alla fatica) di un giudizio critico-estetico.
Entrambe le due forme nascondono poi sentimenti simulati.
Dietro l'esaltazione
smisurata spesso c'è una combine con un gruppo (una casa editrice, un
produttore cinematografico, discografico etc) o una semplice piaggeria verso il
singolo (spesso amico o parente), come anche un intento ecumenico di non
dispiacere a nessuno (non si sa mai...).
Dietro la denigrazione, anche
quella disinteressata, c'è un'arietta da sopracciò (io sì che me ne intendo!),
un disgusto immotivato, o il sospetto, non sempre infondato ma comunque
sterile, verso "le solite mafie".
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