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| L'Italia verso il nucleare senza il referendum |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| lunedì 02 marzo 2009 | |
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Che l'Italia si stia dirigendo verso la modernità considerando il nucleare come tappa indispensabile per una autonomia energetica, ha un non so chè del futurismo, quel movimento d'avanguardia che tentava di staccarsi dal passato seguendo il miraggio del progresso industriale, dell'innovazione tecnologica, e anticipando di quasi cento anni quel frastuono culturale e quella confusione sociale, caratteristica dell'era industriale, ed in particolar modo dei giorni nostri. Ma ai giorni nostri non è il futurismo la priorità di una società in caduta libera verso l'era post industriale, indirizzata per cause di forza maggiore verso concetti come sostenibilità ambientale, energie rinnovabili, cultura del rifiuto zero ad ogni settore di uso civile. Dopo gli innumerevoli problemi nati intorno all'industrializzazione del mondo in cui viviamo, molte idee fino a poco tempo fa considerate alternative, dovrebbero risultare oggi come punti di partenza irrununciabili per compiere un reale sforzo in direzione di un futuro sostenibile:
Posso comprendere che all'interno della società esistano correnti di pensiero differenti, anche se per argomenti che riguardano la salute ed il futuro di ogni cittadino, non dovrebbero esistere divisioni o pensieri contrari, se non nel raffinare concetti di base condivisi.
E sono anche convinto che molti sperano nel nucleare grazie a chi su questi argomenti ha forzato la mano, utilizzando come strumenti politici temi che sarebbero dovuti diventare punti fermi per un miglioramento globale dell'esistenza umana, (esemplare l'atteggiamento di Verdi ed ambientalisti sostenuto fino a pochi anni fa, sbarrando la strada a qualsiasi innovazione possibile, forti del ricatto parlamentare). Oggi però si dimentica con troppa leggerezza che nel 1987 il nostro paese ha scartato tramite un referendum, la possibilità di aderire in ogni sua forma alle tecnologie nucleari sia in Italia che all'estero. Referendum già oltraggiato dalla partecipazione dell'enel alla realizzazione di centrali nucleari nell'est Europa, espressamente vietato dal terzo quesito del referendum sul nucleare. Cominciare a pensare al futuro imparando a rispettare il volere popolare, che proprio come nel passato da cui vorremmo fuggire, anche oggi viene calpestato sotto i nostri occhi per i motivi più differenti, e per gli interessi più indecifrabili. Gli sforzi, le idee, le proposte politiche e le scelte industriali, non possono passare sopra il volere popolare, che determina in uno Stato di Diritto le linee guida su cui far muovere i passi della società. Rispettare la necessità di un nuovo referendum prima di effettuare qualsiasi scelta sul nucleare, e verificare attraverso di esso il cambiamento o meno dell'opinione popolare, non può essere tralasciato o dimenticato in una società civile che si sforza di pensare al futuro. |
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Ma accetto tranquillamente l'idea che molti Italiani
possano sperare nell'avvento del nucleare, e vedere in questa
tecnologia la vera spinta verso la modernizzazione che ancora manca al
nostro paese.





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