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L'Italia contro la Pena di Morte Stampa E-mail
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Scritto da Susanna de Palma   
martedì 17 aprile 2007

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”
articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948).

Il 23 aprile, il ministro degli Esteri, D'Alema, presenterà all'assemblea Affari generali dell'Unione Europea la proposta italiana di abolizione della pena di morte e conseguente moratoria delle esecuzioni capitali da proporre all'Onu...

Secondo quanto riferisce finora Amnesty International., sono 88 i paesi che hanno firmato una dichiarazione di adesione alla proposta di moratoria dell’Italia. Ma gli italiani hanno bisogno di almeno 100 firme, ha dichiarato una fonte Nazioni Unite all’IPS. È la quota minima per essere certi che la moratoria ottenga un voto di maggioranza tra i 192 membri dell’Assemblea generale.
Secondo gli attivisti per i diritti umani, un forte sostegno all’appello per la moratoria renderebbe meno lontano il giorno in cui la pena di morte come condanna sarà consegnata alla storia.

Negli ultimi vent’anni, sempre più nazioni hanno abolito la pena capitale. Le sentenze di morte e le esecuzioni vengono ancora praticate in 69 paesi. Ma solo pochi tra questi - Cina, Iran, Arabia Saudita e Usa - eseguono la maggior parte delle 4.000 esecuzioni di stato registrate nel mondo ogni anno. Si stima che circa 25.000 persone in tutto il mondo siano attualmente detenute nel braccio della morte.

Sembra che Cina e Stati Uniti si opporranno alla moratoria italiana sulla pena di morte davanti all’Assemblea generale (strano?!). La Finlandia invece, ferma sostenitrice dell’Italia su questo punto, ha già preparato il terreno lo scorso dicembre, sollecitando tutte le nazioni che non avessero ancora abolito la pena capitale “ad abolirla completamente e, nel frattempo, a stabilire una moratoria sulle esecuzioni”.

La pena di morte non è un deterrente efficace, e una volta messa in atto non è più reversibile, in caso di errore giudiziario. 85 nazioni hanno aderito alla dichiarazione della Finlandia.

La dichiarazione dell’Italia dovrebbe esprimere gli stessi principi e le stesse argomentazioni abolizioniste. Ma avrebbe un peso maggiore se ci fossero più paesi a sostenerla. Credo sia difficile prevedere ciò che accadrà all’Assemblea generale quando l’Italia avanzerà la sua proposta di risoluzione sulla moratoria…soprattutto alla luce delle difficoltà che l’Unione europea aveva dovuto affrontare dopo aver tentato la stessa strada in passato.

Nel 2001, Singapore  che, secondo Amnesty International ha il tasso di esecuzioni pro capite più alto al mondo, aveva obiettato che ogni paese dovrebbe decidere individualmente se applicare o no la pena di morte. Questa posizione ottenne i consensi necessari diventando una delle ragioni principali che hanno impedito l'attivazione delle procedure di voto.

Un forte sostegno all’appello per la moratoria renderebbe meno lontano il giorno in cui la pena di morte come condanna, sarà consegnata alla storia. Ciò che mi auguro veramente è che si faccia ogni sforzo politico e diplomatico per assicurare il successo di questa risoluzione!

Forza facciamoci sentire!!!

 
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