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| L'inutile mediazione dei commercianti |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 22 ottobre 2008 | |
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Per chi non ha mai lavorato a contatto con i rappresentanti, che ogni giorno si propongono alle aziende con la speranza di piazzare qualche prodotto, potrebbe risultare difficile la comprensione di questo articolo. Per commerciante, comunemente si intende una persona che gestisce un'attività commerciale, come può essere una panetteria o una ferramenta. E non vorrei venissero confusi i soggetti, visto che questi ultimi, malgrado tutto, svolgono ancora la loro funzione. In linea di massima, l'unica reale differenza tra un commerciante e l'altro, consiste nella possibilità di vendere al minuto, per uno (panettiere e ferramenta), e di vendere all'ingrosso per l'altro, servendo le aziende attraverso l'invio di un rappresentante, a tale scopo.
Il commerciante si interpone tra il produttore ed il consumatore, mettendo in relazione chi realizza con chi consuma. Questo è sempre stato il vero punto di forza di ogni venditore: un ampio pacchetto clienti, a cui offrire i prodotti di un ancor più ampio pacchetto fornitori. In più il commerciante, ha sempre offerto un servizio doppio, che ne ha determinato l'indispensabile posizione nel mondo del lavoro. Oltre a mettere in relazione produttori e consumatori, svolge la funzione di immagazzinamento dei prodotti, che fornirà ai clienti un pò per volta, nel numero richiesto da chi acquista, senza chiedergli di rispettare forniture minime imposte dalla produzione, come dà per scontato ogni acquirente. Così mentre il panettiere produce qualche quintale di pane ogni notte, noi possiamo permetterci di entrare in panetteria ed acquistare mezzo chilo di quel quintale di pane. La panetteria sta svolgendo così il proprio ruolo commerciale, permettendoci di scegliere quale pane acquistare, ed in che quantità. Negli ultimi anni però, sta accadendo qualcosa di strano ed anche di molto fastidioso. Sempre più commercianti, un pò a causa della crisi, un pò per pura convenienza, hanno deciso di non immagazzinare più la merce in vendita, ma di ordinare a loro volta, solo ciò che il cliente ha già ordinato. Io cliente, posso anche comprendere essere una gran bella comodità, poter evitare il rischio delle rimanenze di magazzino, ed ancor più, evitare di uscire con numerosi capitali, per immobilizzarli a tempo indeterminato in un magazzino, in attesa che vengano venduti. Non fosse però, che il cliente dovrà sostenere, (oltre al naturale ricarico commerciale), anche i tempi di attesa dell'azienda produttrice, ed in molti casi, persino i lotti minimi di produzione. I commercianti, forti del loro pacchetto fornitori-clienti, si sono autoproclamati semplici intermediari tra uno e l'altro, senza alcuna intenzione di farsi carico di alcun rischio, e senza offrire più alcun servizio ai propri clienti. Ma allora, io cliente, mi chiedo quale motivo dovrebbe spingermi ad acquistare da un commerciante, se non semplicemente per sfruttare l'opportunità di trovare un produttore, senza sprecare tempo e benzina? E, ancora più importante, cosa dovrebbe frenarmi dal rincorrere in seguito il prezzo più basso, e tagliare fuori sgarbatamente il commerciante ed il suo ricarico, dal mio rapporto con il produttore? Se la logica è ormai indirizzata al taglio delle spese inutili, credo che come cliente, la sola mediazione dei commercianti, rientri ormai nelle spese inutili da eliminare. E che la correttezza sul lavoro riposi in pace... |
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Per comprendere dove stia la questione, si dovrà rispolverare il motivo che giustifica l'esistenza dei commercianti, il senso del loro mestiere, e la convenienza per chi acquista la loro merce.




