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L'improvvisa preoccupazione per i pentiti di Mafia Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
mercoledì 09 dicembre 2009

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Sono bastate le dichiarazioni del pentito Spatuzza per mandare in fibrillazione il Governo, forse più di quanto necessario. L'attenzione della politica si è concentrata immediatamente sul fenomeno pentiti , come fosse qualcosa di nuovo, e come se il problema dell'affidabilità delle dichiarazioni rilascate, non fosse mai stato affrontato in Italia.

Forse non tutti ricordano il caso Tortora , che negli anni ottanta spostò l'attenzione dell'opinione pubblica e della politica sull'affidabilità delle dichiarazioni dei pentiti, e sulle responsabilità individuali dei Giudici di fronte agli errori giudiziari, capaci di rovinare la vita di persone perbene senza doverne rispondere davanti alla Legge.

Il referendum proposto sul tema della responsabilità di Giudici e Magistrati nello svolgimento delle loro funzioni, fù approvato a larga maggioranza dagli Italiani, e dai numerosi magistrati che sostennero la necessità di un cambiamento su questi temi. E lo stesso referendum abrogò con decisione l'uso del nucleare in Italia, altro tema che ritroviamo spesso proposto come se il referendum del 1987 non fosse mai avvenuto.

Che le dichiarazioni di Spatuzza siano tutte da verificare non è certo una novità processuale, ma una consuetudine che và al di là del nome dell'imputato, e l'estrema attenzione posta dal Giudice nel moderare ed approfondire l'interrogatorio di Spatuzza, fà trasparire la volontà processuale di andare a fondo nell'accertamento della verità, senza farsi influenzare dalla politica e dai media.

Ma a quanto pare l'accertamento della verità non è una priorità per chi ci governa, e che un Senatore della Repubblica ed il Presidente del Consiglio siano stati indicati come i referenti politici della Mafia, ha scatenato dichiarazioni di ogni tipo contro il pentito e contro la Magistratura, ma nessuna interessata a smentire quanto dichiarato con un tempestivo quanto necessario accertamento della verità

Riflettevo sui possibili motivi per i quali il Governo non abbia pensato di tirare in ballo proprio il caso Tortora, vero tentativo intrapreso dalla Camorra per screditare l'attendibilità dei pentiti di fronte alla Giustizia.

E credo non se ne sia parlato per un motivo davvero semplice: Enzo Tortora decise di abbandonare la protezione che la carica politica di Eurodeputato per i Radicali gli garantiva, e di tornare in tribunale a combattere contro l'ingiustizia della quale si sentiva, (ed era), vittima, come qualsiasi altro cittadino inoccente avrebbe fatto per mettere in salvo anzitutto la reputazione, prima che la libertà personale.

Non sarebbero opportuni l'esempio morale ed il dramma umano di Enzo Tortora, del quale molti  condannarono le parole forti ed appassionate rivolte in aula ai Giudici, da un imputato dichiarato in seguito innocente, ed assolto da ogni accusa.

Se paragonate agli insulti che oggi si sentono pronunciare da esponenti del Governo nei confronti della Magistratura, non si può che pensare a Tortora come ad un galantuomo, che nulla ha da spartire con chi si vanta degli arresti dei Mafiosi che delinquono ed uccidono, ma che attacca la stessa Magistratura quando ascoltando le dichiarazioni di un pentito, tenta di indagare sui legami tra Mafia e Politica.



«Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» Enzo Tortora

 
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