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| In Spagna il Crocifisso spaventa il governo |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 26 novembre 2008 | |
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Non sopporto gli integralismi. Quelli politici come quelli religiosi. Rappresentano come tutti gli integralismi, una cozzaglia di forzature, spacciate per soluzioni radicali e definitive ai problemi di pochi. Non sopporto gli integralisti. Quelli politici come quelli religiosi. Sono duri e pretenziosi con gli altri, quanto disposti a concedersi numerosi strappi alla regola. E per assurdo l'integralismo religioso e quello politico, sono la faccia opposta della stessa medaglia. Cinico destino. Dico questo, alla luce di un semplice ragionamento, al riguardo di ciò che sta accadendo in Spagna in questi giorni. Chi si professa non credente, in una società come quella dell'attuale Europa, non dovrebbe vedere nulla di importante e degno di nota in un simbolo religioso. Lo dovrebbe vedere alla stregua di un logo commerciale, come se ne vedono a migliaia in ogni luogo, e su numerosi oggetti di uso comune. Ma la realtà non è questa. Dicono infatti non essere lecito per uno Stato laico, proporre modelli religiosi prefissati, e, comunque, affiancare la religione ed i suoi simboli alle strutture dello Stato, che devono restare neutrali, per rispetto verso chi non crede, e verso le altre confessioni religiose.
Il problema quindi è la religiosità. Che poi quella Spagnola faccia riferimento prevalentemente al Cristianesimo, questo non ha in sè nulla di personale (questo è il messaggio che la sentenza vorrebbe far passare). Ma costoro, pur professandosi laici, dovrebbero tenere comunque in considerazione l'eredità storica del proprio paese, e considerarne come parte integrante, la religione e la sua simbologia, rispettando il credo comune condiviso da molti, (oggi come nel passato), che ha permesso ai simboli religiosi di giungere fin dentro i luoghi pubblici. Allo stesso modo in cui viene rispettato il flamenco come ballo, e la corrida come spettacolo ludico, ereditati entrambi da una secolare e sentita storia, che stranamente nessuno mai si è sognato di mettere in discussione anche se, prendendo spunto dalla sentenza, "potrebbero provocare nei ragazzi la sensazione che lo Stato sia più vicino al flamenco ed alla corrida rispetto ad altri balli ed altri spettacoli ludici che non necessariamente coincidono con i propri". Perchè in fondo, se ci si dichiara contrari all'indirizzamento della società verso forme culturali prefissate, non si può non vedere nel flamenco, un turbinio di simboli ed atteggiamenti che hanno condizionato e condizionano radicalmente la società spagnola, ma che stranamente non vengono trattati alla stregua di un simbolo religioso, a cui viene data inspiegabilmente maggiore importanza. Ma quello intrepreso dalla Spagna, non è certo un discorso laico, che nella sua obiettività e neutralità, dovrebbe considerare come prioritari questi aspetti, ed equiparare l'importanza delle diverse simbologie, che storicamente sono presenti in una società, e ne rappresentano il credo e la cultura. Quello spagnolo è un discorso laicista ed antireligioso, che sfogando il proprio odio verso il cattolicesimo, tenta di arginarne ogni aspetto sociale, che la storia ha lasciato in eredità alla Spagna ed al suo popolo. Come se lo Stato di oggi, non fosse il frutto delle esperienze del passato, e come se gli Spagnoli di oggi, avessero voltato le spalle al Cristianesimo ed alla Chiesa Cattolica. Ho l'impressione che il governo Zapatero, pagherà cara questa presa di posizione. E sarebbe sufficiente conoscere la storia, per capire che le tradizioni e la religiosità di un popolo non vanno toccate, se non si vuole correre incontro all'ennesima persecuzione di un popolo, da un lato, e, dall'altra, al fallimento del governo, che come altri nella storia, molto più influenti e radicali del governo Zapatero, hanno tentato di delegittimare la cultura e le credenze popolari di un paese, andando miseramente incontro alla rovina. |
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La sentenza di un tribunale Spagnolo, dice testualmente che "la presenza di simboli come il crocifisso, laddove ci sono minori in piena fase di formazione della personalità, potrebbe provocare nei ragazzi la sensazione che lo Stato sia più vicino alla religione cattolica rispetto ad altre confessioni". "Il che condizionerebbe la loro condotta", continua la sentenza, "in una società che aspira alla tolleranza delle altre opinioni ed ideali, che non necessariamente coincidono con i propri". (



