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| Gli studenti non hanno diritto allo sciopero |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| venerdì 24 ottobre 2008 | |
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So bene non esserci alcuna legge ad affermare il concetto espresso nel titolo, e mi dispiace, pensando proprio agli studenti. Sono loro il punto debole di tutto il sistema, o meglio, del sistema scolastico. Risultano come il punto debole qualunque sia la propria opinione sulla scuola, i suoi problemi ed i rimedi da adottare. Mettendosi dalla parte del Governo, (qualunque sia il Governo in carica), non si è mai vista una riforma del sistema scolastico a cui non siano seguiti almeno due mesi di sciopero, occupazione, polemica, e quant'altro sia utile a far sentire il proprio peso, e saltare le lezioni.
Mettendosi dalla parte del sistema scolastico e degli insegnanti, viene da pensare che può far comodo portare in piazza 20-30 alunni per ogni insegnante. Fanno numero, e sopratutto una gran cagnara per qualunque motivo, vero o presunto. Guardando le cose in questo modo però, non trovo dove sia lo spirito che ha spinto queste persone a voler diventare insegnanti, se l'unico insegnamento che riescono a trasmettere ai loro alunni, (affrontando i problemi della società reale e della vita di ogni giorno), si riduce all'approfittare della propria posizione, (e di qualsiasi mezzo a disposizione), per far valere i propri diritti e le proprie esigenze. Che il senso della partecipazione sociale trasmesso dal sistema scolastico, passi principalmente dalla piazza, dalle grida, e da un militaresco senso di appartenenza per chi si ritrova all'interno di un corteo in strada, ha tanto il sapore di una sconfitta culturale per chi dovrebbe insegnare anche un po' per vocazione, e non solo per il dovere imposto dal contratto di assunzione. E così, analizzando la situazione dalla parte degli studenti, trovo siano gli unici a non trarre mai alcun vantaggio da queste proteste finto-studentesche, che a ragione o a torto, tengono lontani gli studenti dai banchi di scuola, e da quel minimo livello di insegnamento a cui sono giunte oggi le scuole Italiane. Sarebbe meglio tornare ad intendere la scuola come un luogo in cui la cultura e la disciplina, vengono prima di qualsiasi altro problema sociale o politico, avendo il coraggio di portare avanti la propria lotta di classe o di Governo, senza tirare in ballo gli unici involontari protagonisti di entrambe le commedie. |
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Ma se le riforme del sistema scolastico fatte fin ora, hanno portato la scuola al livello in cui è oggi, forse sarebbe stato meglio non farle tutte queste riforme, che alla luce del bullismo, della droga, e dei telefoni cellulari in classe, hanno trasformato la scuola in un parcheggio per adolescenti, ancora troppo giovani per inserirsi nel mondo del lavoro, e dunque "costretti" nell'ambiente scolastico, pur non avendo alcuna intenzione di riuscire negli studi.




