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Fisica nucleare per Antonello da Messina |
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Scritto da Maurizio Caudana
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venerdì 13 luglio 2007 |
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Per studiare i dipinti non bastano gli esperti d'arte, servono gli
acceleratori di particelle.
Un esempio dell'utilità dei fisici
nei musei è dato da uno studio su un dipinto di Antonello da
Messina dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, i cui risultati
verranno presentati nella prossima Conferenza internazionale sulle
applicazioni degli acceleratori di particelle che si terrà a
Firenze a settembre.
I ricercatori del Laboratorio di
tecniche nucleari per i beni culturali (Labec) del capoluogo
fiorentino hanno analizzato il 'Ritratto di Ignoto' di Antonello da
Messina 'colpendolo' con un fascio di particelle a bassissima energia
realizzato con un acceleratore e studiando i raggi x emessi di
conseguenza dall'opera.
"Questa analisi ci ha permesso
di capire sia che tipo di pigmenti ha usato il pittore per l'opera
sia in che modo sono stati dati sul quadro con una precisione di un
centesimo di millimetro - spiega Pier Andrea Mandò, direttore
del Labec - la prima informazione è utile ai restauratori, che
più sanno della tavolozza usata dal pittore meglio possono
intervenire, mentre dalla seconda vengono vere e proprie indicazioni
sul tipo di tecnica pittorica utilizzata".
I
materiali utilizzati da Antonello da Messina sembrano usciti da un
laboratorio chimico: la ricerca ha trovato segni dell'impiego di
mercurio, zolfo, alluminio e potassio. "Ancora più
interessante è il modo con cui venivano distribuiti i colori -
continua Mandò - abbiamo scoperto che questi non venivano
mescolati prima della stesura, ma erano dati in momenti successivi,
sia attraverso sovrapposizione di strati che microdistribuzione di
differenti pigmenti sulla superficie. Questo dà l'idea di come
facesse il pittore a raggiungere l'effetto finale così
particolare e gradevole all'occhio".
Fonte Ansa.it
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