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Come le parole, il nuovo album di Enzo Granella Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
sabato 19 maggio 2007

Negli anni settanta i primi cantautori, armati di sola voce e chitarra, sfidavano la tec­nologia aggressiva del nostrano rock progressive. La sfida aveva per terreno tanto i palchi delle Feste dell'Unità che localetti rigorosamente interrati e insalubri per la concentrazione di centina­ia di sigarette. All'aperto o al chiuso, la sensazione infusa dal­l'uomo di turno sperduto in scena era un concentrato di soli­tudine ed inermità.

E ce ne vole­va fra personalità e capacità tec­nica per supplire ai vuoti che due sole fonti sonore non pos­sono colmare. Le cose nell'era globale non sono cambiate.

Solo che oggi non si parla più di can­tautori. Non bastando più pro­porsi in solitudine, i musicisti insofferenti all'idea di un gruppo stabile adesso spendono il pro­prio nome accompagnato da quello di comprimari ondivaghi.

In altre parole, formazioni mutevoli accompagnano creativi cui una volta sbrigativamente si sarebbe dato del cantautore. Ma se il cantautore di ieri ha neces­sità, al presente, di presentare in modo informale il prossimo disco, allora gli tocca tornare indietro di trent'anni, imbraccia­re la chitarra, accostare le labbra al microfono e darci dentro.

Sembrava d'essere tornati ai tempi di De André e Lolli, sabato nei locali di Altair, l'associazione culturale di Via Re David. Con la differenza che Enzo Granella è musicalmente lontano da quei modelli.

"Come le parole" è il titolo di un cd già inciso e la cui stampa è attesa per la fine della primavera.

Abbiamo cercato di farcene un'idea attraverso ques­ta 'riduzione' per chitarra e voce. Granella ha offerto uno spettacolo gradevole. Per un'ora si consumato producendo un flusso musicale compatto e coer­ente (è singolare quanto pos­sano fare 'massa' una combi­nazione opportuna di canto e arpeggio).

'Come le parole' . title­track dell'opera, è fresca e grade­vole canzone d'apertura che ben si lega al successivo 'Malabar', brano ricco di positività. 'La voce nel pozzo' è omaggio ten­ero ai vecchi e al patrimonio cul­turale di cui sono depositari. Seguono Immorale', il ricercato 'Pecore e lupi' e l'energico 'Prendo il largo

Con 'Celestina', la sensazione dell'artista di stra­da. del one-man-band è forte (vedremo su disco) 'Nel mezzo anticipa un caldo 'Tutti uguali', mentre 'Tomini' introduce il simpatico Nazzica e scazzica'.

Chiudono il disco l'intrigante 'Hughes' blues' (il brano più applaudito della serata). lo sfian­cante 'Senz'aria' (titolo ono­matopeico per una canzone che sembra pensata per macinare la voce - ma il disco contempla oasi strumentali?) e 'la colpa che non sai', dal ritmo ficcante e il testo che graffia. Molti e meri­tati applausi al termine.

A questo punto la curiosità del disco è forte. Peccato che un’incisione in studio totalmente riarrangiata, sia destinata a far perdere memoria (speriamo almeno ne sia rimasta una traccia), di una riduzione preziosa.

Fonte (Quotidiano di Bari)

 
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