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Chiudere Guantanamo! Stampa E-mail
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Scritto da Susanna de Palma   
giovedì 28 giugno 2007

"Chiudere Guantanamo!"  E’ lo slogan della campagna di mobilitazione contro il carcere speciale voluto dagli americani per "sconfiggere" il terrorismo.,  promosso da Amnesty International. Si tratta di una prigione anomala dove in 5 anni (Camp Delta è stato aperto l'11 gennaio del 2002) sono passate circa 750 persone e che ancora oggi, a cinque anni di distanza conta ancora circa 400 presenze. «L'accusa è stata formalizzata soltanto per due detenuti, tutti gli altri praticamente non sanno nemmeno perché sono stati catturati né sono stati processati secondo gli standard di giustizia internazionali.

 Una detenzione arbitraria, in luogo scelto ad hoc per sfuggire a qualsiasi regola.guantanamo.jpg Guantanamo è un limbo, dove non valgono gli accordi internazionali sottoscritti dagli Stati Uniti e dove nessuno può alzare la voce. Per questo Amnesty chiede ai politici di tutto il mondo di «avere più coraggio» e invita i cittadini ad essere i primi a dare l'esempio, a «metterci la faccia». Con una videopetizione –in cui  ognuno può mettere la faccia e chiedere di chiudere Guantanamo!

Gli attivisti di Amnesty ne hanno già raccolte centinaia nel corso della campagna e proprio in questi giorni ne hanno consegnate una parte al consolato americano in Italia.

Quello che hanno scoperto a malincuore due giornalisti svedesi atterrati di mercoledì con un volo gratuito a Portorico per raccogliere informazioni sulla base di Guiuantanamo,  è che non sono concesse immagini, niente risposte a domande precise sui detenuti e sui loro capi d'imputazione.

Il tenente Moss, soldato di stanza a Guantanamo e incaricato di accompagnare i media nei loro tour, si diletta nel raccontare le bellezze esotiche del luogo, avverte della pericolosità delle iguane, mostra soddisfatto i campi da football costruiti a Camp Delta per i soldati americani, racconta con l'acquolina in bocca della recente apertura di un Pizza Hut e di un Mc Donald.

Nemmeno una parola su quello che avviene nelle celle e nelle stanze degli interrogatori. Nemmeno un passaggio sui soldati statunitensi allontanati dal servizio perché poco propensi ad accettare i metodi della reclusione. Nemmeno un accenno allo “Sviluppo delle tecniche di interrogatorio” sottoscritto dal segretario alla Difesa americana Donald Rumsfeld. Silenzio assoluto sull'environmental manipulation, i violenti sbalzi di temperatura a cui sono sottoposti gli interrogati, bocca cucita sul prolonged standing, la costrizione a mantenere posizioni per ore (il massimo previsto era di 4 ore, lo stesso Rumsfeld, racconta Gitmo, ha appuntato un prolungamento fino alle 8 ore, perché anche lui, dice, sta in piedi tutto quel tempo), tabù anche il racconto dell'increase anxiety, il modo per spaventare gli interrogati, magari puntandogli contro un cane rabbioso.

Questo è l'ufficio stampa di Guantanamo Bay, non vale la pena indagare troppo sui diritti violati dei detenuti, perché «l'unica cosa sicura è che questa gente è cattiva». Parola di George W. Bush.

Ansa/Amnesty International 

 
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