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| Chiedere un favore - La questione meridionale |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| lunedì 07 luglio 2008 | |
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Vivo in una città nella periferia sud di Torino, che accoglie al suo interno più di 60.000 persone da ogni parte d'Italia. Questo comune che dopo la seconda guerra mondiale era a malapena un borgo con qualche cascina, si trova oggi ad avere una popolazione rappresentativa di ogni comune dello stivale, dal Polesine al Salento, all'Agrigentino. Assistiamo oggi all'istruzione scolastica della terza generazione di discendenti di coloro i quali, con treni e valige di speranza, sono arrivati a Torino cinquant'anni fà inseguendo il richiamo della Fiat, ed il sogno di una vita diversa.
Un aspetto invece che caratterizza i figli degli immigrati dal meridione d'Italia, (i trentenni di oggi, nati al nord, ma non naturalizzati), è un'innata propensione per la ricerca di qualcuno che possa risolvere un loro problema, fornire una prestazione, o dimezzare i tempi di attesa con un "amichevole" ed efficace favore. Detta in questo modo potrebbe sembrare un'affermazione banale e di poca importanza. Ma pensando di estendere questo aspetto ad ogni circostanza della propria vita in cui lo si ritenga possibile, rende questa esigenza caratteristica e determinante, (a mio avviso), nel comprendere con maggiore facilità la realtà quotidiana del meridione d'Italia. Una frase che mi ha sempre molto colpito recita che "bisognerebbe conoscere qualcuno", subito dopo aver fatto un proposito di qualsiasi genere, come ad esempio aprire un'attività, cercare una casa, organizzare una serata musicale, trovare un lavoro e via dicendo; sono alcune delle innumerevoli occasioni in cui ho sentito pronunciare quella frase. "Bisognerebbe conoscere qualcuno", per qualsiasi cosa si potesse mai aver bisogno. Per la mia mentalità potersi arrangiare senza dover rendere conto a nessuno, è una conquista quotidiana a cui non penserei mai di rinunciare. La coscienza che il merito o la colpa delle mie azioni ricadano esclusivamente sulle mie spalle, mi solleva dalla preoccupazione di dover rendere conto a qualcuno delle mie azioni, o dei miei affari. Ho visto persone chiedere come un favore persino cose alle quali avrebbero potuto accedere per vie ufficiali, senza dover disturbare e ringraziare nessuno. Ho come l'impressione che proprio su questo punto si basi il fulcro degli innumerevoli problemi del meridione d'Italia. La convinzione di non poter far nulla senza "il favore" di qualcuno, degenera ben presto nella convinzione per cui neppure ciò che spetta di diritto sia raggiungibile se non per vie traverse, o grazie al favore di qualche persona influente, conosciuta e denarosa. Ora, la drammaticità in tutto questo arriva nel momento in cui ci si sforzi di far notare questo aspetto ai diretti interessati. Interessante vedere come tutti, indistintamente dalla zona di origine, rispondano allo stesso modo: "Giù funziona così". Dicendo "giù funziona così", si è fornito all'uditore tutto ciò di cui necessita per comprendere che il discorso intrapreso non ha vie di uscita, che si sta tentando l'impossibile, e che "giù", è abbastanza lontano per non dover nutrire eccessive preoccupazioni. Parlando di "giù", il discorso paradossalmente è scorrevole e semplice, anche se a tratti imbarazzato, o comunque pregno di quella rassegnata malinconia delle origini. Riesce comunque ad aver luogo il dialogo, e a far venire a galla numerosi aspetti della vita quotidiana meridionale caratteristici di una cultura fertile, pronta a dar vita alle innumerevoli sfumature che rendono il nostro meridione tanto caratteristico e amabile, quanto disgraziato ed insopportabile. Parlare però degli stessi argomenti riferendosi al nord, ed alla sopravvivenza extraterritoriale della necessità di ottenere un favore, non è così semplice come sembra. Se "giù funziona così", al nord le giustificazioni sono più sottili. Al nord non si può dire che "funziona così", ma di certo si può dire che tutto è più difficile, e che la gente è meno propensa ad aiutare perchè più fredda e meno socievole. Perchè qui al nord, diciamolo, ci sono le industrie e tutti stanno bene, quindi si ha meno bisogno di chiedere. Perchè se giù non hai conoscenze non fai niente, ma se conosci, tutto è più facile, mentre qui invece, tutto è più difficile, c'è il precariato, non vedi come ci sfruttano?.... E poi fai in fretta a parlare, hai un lavoro e non ti puoi lamentare, ma quando un lavoro lo devi trovare, un'aiuto o una conoscenza fanno comodo... "Ma te l'ho detto che ho comprato la macchina nuova? Si è carina, giusto per spostarci in città, sai, per fare la spesa, portare lei al lavoro... solo che non c'è lo stereo, e me ne servirebbe uno da non spendere molto... conosci per caso qualcuno?"... |
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Sono i nipoti, quelli che gli studi sull'immigrazione definiscono i "naturalizzati", in quanto non hanno assimilato quasi nulla della cultura da cui hanno avuto origine. Quelli, per capirci, che non hanno alcun accento nella pronuncia, e che hanno perso quasi tutti i loro riferimenti culturali originari.




