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| Chi ha paura dell'oppositore? - Il caso Travaglio Schifani |
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| Scritto da Maurizio Caudana | |
| mercoledì 04 giugno 2008 | |
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Di fronte a certi atteggiamenti, ho l'impressione di assistere a quei battibecchi tra bambini, che litigano di fronte alla maestra, ed alzano lo stridulo tono di voce, nel tentativo di occupare la scena, senza lasciare spazio all'avversario. Si, a volte osservando gli avvenimenti politici di questo paese, ho la forte impressione, che il nostro popolo sia afflitto da un morbo, che rende tutti ipersensibili verso critiche ed opposizioni. Persino questo governo appena eletto, forte di una maggioranza netta, riesce a muovere aspre considerazioni verso chi è critico ed oppositore, nelle vesti di comune cittadino, o svolgendo il proprio mestiere di giornalista, scrittore, o di semplice oppositore a tempo perso. In qualsiasi paese che osi definirsi democratico, la critica e l'aspra opposizione verso l'operato del Governo in carica, è uno degli elementi basilari, a garanzia del corretto funzionamento della macchina democratica. L'opposizione e la critica, influenzando le masse, e ponendo l'attenzione su determinati argomenti "caldi", orientano gli interessi e le attenzioni delle masse stesse, obbligando di conseguenza il governo, a porre attenzione a quei determinati temi.
Se pensiamo a quello che è accaduto negli ultimi mesi nel nostro paese, e nutriamo in noi un minimo senso della Democrazia, verrebbe, da un lato, lo stimolo a commiserare tanta pochezza politica, e, dall'altra, la necessità di comprendere la pericolosità di tali atteggiamenti. Mi riferisco al caso dell'ormai famosissimo Marco Travaglio, di cui si è tanto parlato, a causa delle sue accuse verso i legami mafiosi, avuti nel passato dall'attuale Presidente del Senato Renato Schifani. Caso, che ha messo in moto il collaudato processo di indignazione, che ha riguardato tutti gli esponenti politici e gran parte dei giornalisti. Tutti, contro le dichiarazioni di uno solo. Solo in due occasioni si vedono tutti, schierati contro un solo parere: quando il parere in questione è falso, e quando il parere in questione è vero, ma a discapito di molti. Ora, io non ho elementi a favore o contro, Schifani o Travaglio che sia. Io sono un cittadino che ha appreso dalle dichiarazioni di un giornalista quotato, che l'attuale Presidente del Senato, avrebbe avuto stretti rapporti con esponenti mafiosi siciliani, negli anni passati, fino a giungere agli anni 90. Queste affermazioni certo mi hanno turbato, nonostante siano trascorsi diversi anni dai fatti che vengono contestati al Presidente Schifani, e che farebbero pensare ad un intoppo poco piacevole, nella vita di un uomo politico. Vero, Schifani non ha mai avuto problemi legali, legati a questione mafiose, ma, chi lo accusa, afferma che il rapporto tra il Presidente, e questi personaggi mafiosi, sarebbe stato molto stretto, e, se vero, risulterebbe poco probabile che il Presidente non conoscesse l'identità di costoro, essendone stato socio in affari, ed avendo prestato servizio per un comune, in seguito commissariato per mafia. Alla luce di queste dichiarazioni, gran parte del mondo politico ha reagito diffamando Travaglio con ogni mezzo, riservando alla sua persona, le peggiori considerazioni enunciabili da qualsiasi rappresentante di governo. Molti insulti e molte espressioni di indignazione, verso le dichiarazioni di un giornalista, che muove accuse non da poco alla seconda carica dello stato, ma nessuno che abbia voluto, (e voglia), rispondere ad un sola e semplice domanda: le dichiarazione di Travaglio, sono vere, o sono solo falsità? Rispondendo a questa domanda, sarà semplice decidere se multare aspramente Travaglio per aver dichiarato il falso, o se rimuovere il Presidente Schifani da una carica, che non può accettare legami di alcun genere, e di alcuna epoca, con il mondo mafioso. La Mafia non dimentica; ancor meno il Presidente del Senato. Facciamo chiarezza, ne và della credibilità dello Stato. |
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