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Aspettando la prossima bagarre elettorale Stampa E-mail
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Scritto da Maurizio Caudana   
giovedì 31 gennaio 2008

Quale sarà il tema della prossima bagarre elettorale? E' questo l'interrogativo più grave che ronzola nella mia testa.

La volta scorsa il tema del precariato e l'opposizione/odio per Berlusconi, l'hanno fatta da padroni. Tutti i potenziali elettori, sono prontamente rientrati nei ranghi e, ben schierati, si sono incamminati verso la disputa mediatico-sociale, e verso la cabina elettorale.

amo_bagarre.jpg Oggi certamente l'impresa è più dura, ma non dispero che rimangano ancora dei validi motivi per spingere gli elettori ad indossare una delle solite, luride e consunte, divise pre-elettorali.

Ho intravisto un barlume di speranza nell'aver negato al Papa di parlare alla Sapienza, ma non avendo attecchito nelle prime ventiquattro ore, ed essendo stata forse troppo evidente la forzatura, il tutto è caduto nel vuoto.

Pensavo allora, che si potrebbero rispolverare le vecchie questioni tra nord e sud, le differenze ed i problemi soliti che distinguono un Polentone da un Terrone, e che prontamente, darebbero vita a due schieramenti agguerriti.

I proiettili inviati alle sedi dei giornali potrebbero far pensare ad un ritorno di fiamma di un terrorismo nostrano, e l'ombra del pericolo, potrebbe mettere tutti daccordo sulla strada elettorale.

Mai perdere di vista il tema “Fascisti contro Comunisti”, che ha sempre il suo fascino, e trova ancora (a 60 anni di distanza) qualche animo pronto ad infiammarsi.

La politica sta vivendo un brutto momento, ma di certo riuscirà a venirne fuori, e ad inculcare negli elettori l'idea che il Paese ha “grossi” problemi, che la sfida è all'ultimo sangue, e che la soluzione sta nel voto.

Fallire in questa sfida, vorrebbe dire per una intera classe politica, dover affrontare e risolvere i problemi reali, dover rispondere agli interrogativi delle persone comuni, dover essere credibili in prima persona, dover rispondere delle proprie azioni e, se necessario, doversi incamminare sulla strada di casa.

E questo, politicamente, sarebbe inaccettabile.

 
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