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Non lo posso negare. Studio Aperto, il frequentissimo "telegiornale" di Italia 1, provoca in me delle reazioni psicotiche, legate ad un disgusto cronico verso quel format televisivo.
Definirlo telegiornale non ha molto senso, e l'uso del termine sarebbe inappropriato, associandolo al programma diretto da Giorgio Mulè, ed interpretato dalla numerosa compagnia di giro, che illustra ogni giorno in modo inutilmente teatrale, i fatti meno sentiti, e quasi sempre irrilevanti, del nostro Paese.
Diciamo che questo notiziario, riesce a trasformare in qualcosa di nauseante, persino un fatto di cronaca, farcito in un istante di dettagli e aggettivi in abbondanza, che hanno l'utilità del tulle sul camice di un macellaio.
Se poi la cronaca ha come protagonisti bambini, o situazioni familiari difficili finite in tragedia, ecco che la giornalista d'assalto, corre sul luogo per raccontare alle telecamere, quanto sia stato doloroso e raccapricciante il destino di queste persone.
"Il piccolino", "le manine", "gli occhietti", "gracilino", "mamma coraggio", e toni nauseanti simili, la fanno da padroni nel tg più inutile e triste di questi ultimi anni.
Vedendo poi concludere ogni edizione, con il gossip sulla prosperosa di turno, dovrebbe essere palese anche ad un sordo, la distanza che separa Studio Aperto, da qualunque cosa si possa definire un telegiornale.
Di peggio, c'è solo il Tg4 di Emilio Fede: ma questa è tutta un'altra storia.
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