Quando dico che la rete è un mezzo di comunicazione
assolutamente rivoluzionario, non sempre riesco a dare l’idea, di quali siano i
riscontri che si riescono ad ottenere da questo mezzo.
Molti credono che la rete, sia solo un gigantesco archivio
di pagine, al di fuori di qualsiasi controllo, ma non è proprio così che stanno
le cose.
Quando la priorità di chi pubblica un articolo, è quella di
essere trovato, e letto, non può pensare ad una pagina anonima, in uno spazio
pubblico, come se ne trovano a milioni, sulle varie piattaforme per provetti
blogger.
E’ sempre più evidente, che la parte del leone nel web, la
fanno i motori di ricerca, maggiormente favorevoli a proporre domini di primo
livello (quindi registrati a nome di un proprietario), come risultati rilevanti,
tra quelli offerti a chi sta cercando.
L’idea quindi, che chiunque dal computer di casa propria,
possa far sentire la propria voce, e far conoscere il proprio nome, dovrebbe
alimentare il fermento e l’iniziativa in molti cittadini, spingendoli ad uscire
dall’anonimato, per entrare senza intermediari, nelle case dei propri lettori.
Ed è proprio quello che sta accadendo, con sempre maggior
frequenza, sfruttando Cms gratuiti come joomla o wordpress, attraverso cui
conquistare la propria indipendenza nella rete.
A dimostrazione di questo, pubblico una mail ricevuta dal nipote
di Gustavo Rol, (Franco Rol), più volte oggetto di inchieste e documentari
sensazionalistici, atti a divulgare presunti poteri paranormali del Torinese
Gustavo.
Poteri che in vita, Gustavo non ha mai voluto sottoporre
all’attenzione di persone esperte in illusionismo, che si sarebbero avvicinati
a tali eventi con spirito critico, e con la volontà di capire e dimostrare
qualunque cosa fosse comprensibile o dimostrabile.
Buongiorno,
La pregherei di rimuovere la foto di Gustavo Rol associata al ridicolo brano
(dall'altrettanto ridicolo titolo) copiato dal prestigiatore Tomatis che avete
postato alla pagina:
La foto è protetta da copyright. Se poi rimuoveste anche l'articolo, fareste
solo un servizio alla verità.
f.r.
Gentile Franco, come può vedere ho accontentato la sua
richiesta, e mi scuso per il grossolano errore, nell’aver utilizzato una foto
di suo zio, senza chiedere prima il permesso ad alcuno.
L’articolo “copiato”, non è un articolo, ma una
presentazione, che, come si può vedere, porta al sito da cui è tratta, ed al
quale mi permetto di fare pubblicità attraverso le mie pagine, ed attraverso i
risultati di ricerca, come ha potuto constatare lei stesso, trovandomi.
La Verità che lei cita, necessita fortunatamente di critiche ed opinioni contrarie per
manifestarsi, e non può certo essere determinata dall’opinione di un singolo
individuo, ancor meno se legami di sangue, condizionano le opinioni e gli
intenti di quest’ultimo.
Visti da casa, attraverso il polveroso tubo catodico,
immerso ed avvolto dalla quieta ed aristocratica Torino, tutti voi turisti, di ritorno
dalle vostre vacanze, fate un po’ di tenerezza. Lunghe code, caldo torrido,
benzina alle stelle, e la solita malinconia che accompagna il ritorno, riducono i
vacanzieri ad un gregge omogeneo, lasciato a suo tempo libero per il pascolo, ed ora
tristemente incanalato verso la conosciuta porzione di stalla, in cui tornare a
produrre, come sempre.
Si potrebbe pensare alla mia, come ad una considerazione
frutto della gelosia, per non aver fatto nemmeno un giorno di vacanza in questo
caldo agosto. Ma non è questo che mi spinge a scrivere.
Scrivo, perché ho una confidenza da fare. Una confidenza
che spero non rovini a nessuno la vacanza appena conclusa, e magari non faccia
tornare il cattivo umore troppo in fretta.
Quello che vorrei dire, è che non è cambiato niente. Da
quando siete partiti, ad oggi, non è cambiato un bel niente. Il lavoro, i
problemi, le preoccupazioni, i vicini di casa, le strade, le case; tutto è
rimasto al proprio posto, ad attendervi, come un'insopportabile bestiola domestica.
C’è da dire però, che questo relax di massa, segna un punto in
suo favore: consente a qualche milione di italiani, di tenere spenta la tv
per qualche settimana, permettendo all’homo catodico, di riacquistare il
proprio sacrosanto diritto all’informazione diretta, quella cioè, vissuta da ognuno di noi, in prima
persona.
Un buon proposito per questi primi giorni in città, potrebbe
consistere proprio nel continuare a tenere spenta la tv. Potreste non
accorgervi che c’è la "nuova emergenza" di chi guida sotto l’effetto di sostanze
stupefacenti, che gli atleti olimpici, dopo aver partecipato alla
manifestazione, invitano tutti a sostenere la questione Tibetana, che al garante
per i prezzi hanno prescritto dei barbiturici, e che alla Franzoni proprio non
va giù di essere stata condannata in via definitiva.
Insomma, di ritorno dalle vacanze, cercate di non tornare
proprio subito alla solita vita. Tenere spenta la tv, è forse una delle poche
cose che davvero possono cambiare la giornata. Se non proprio per scelta, almeno per
tenere ancora per un po’ la testa all'ombra.
Prima che la vostra uscita
venga segnalata a pochi chilometri, e l’abbronzatura torni ancora una volta ad impallidire.
Lo svolgimento delle olimpiadi, tra la soddisfazione di
alcuni ed il malumore di altri, sta occupando in questi giorni la scena
televisiva mondiale, con tutte le specialità olimpiche, ed i rispettivi atleti
in gara.
Ma la Cina, con il suo miliardo di abitanti, dovrebbe per
logica, offrire innumerevoli occasioni per scoprire e conoscere l’arte e la
cultura di un’area geografica tanto grande. Invece raramente, e solitamente
attraverso canali informativi secondari, si può venire a conoscenza
dell’espressività artistica cinese, sempre più distante dalle proprie origini e
dalla propria storia.
Un esempio molto espressivo, porta il nome di Li Wei,
eccentrico artista cinese, che attraverso scatti e pose molto curiose, riesce a
trasmettere allo spettatore delle sensazioni, e degli stati d’animo alle volte
anche molto complessi.
Un artista che della semplicità ha saputo fare un potente
mezzo di comunicazione. Certamente sentiremo parlare di questo artista in altre
occasioni, nella speranza di poter ammirare una mostra nella nostra vecchia
Europa
L'Opificio delle Pietre Dure (noto anche con la sigla OPD) è
un Istituto autonomo del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, (Segretariato
generale) la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del
restauro delle opere d'arte.
L'Istituto ha origini composite, frutto di una antica e
illustre tradizione e di una moderna e articolata attività, già evidenti nella
sua insolita denominazione. Nato per volere di Ferdinando I de' Medici, come
manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l'Opificio venne
trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX,
in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua
plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali
affini.
In seguito alla grande catastrofe dell'alluvione del Novembre
1966 e alla legge istitutiva del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali
del 1975, vennero fusi in unica entità l'antico Opificio
mediceo ed il Laboratorio restauri della Soprintendenza, tra
l'altro il vero protagonista dei restauri dell'alluvione. A questo nucleo
furono annessi i laboratori minori sorti in seguito all'emergenza dell'alluvione.
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