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La morte di Michael Jackson, non ha suscitato in me alcuna emozione. Non mi
ha lasciato del tutto indifferente, perchè mi sono sentito rincuorato nel poter constatare ancora una volta, la scarsa utilità di
una mole immensa di denaro, di fronte alla morte. Non che ne avessi il
dubbio, ma le vicende che hanno coinvolto in vita questo artista, gli
interventi subiti e la sregolatezza della sua esistenza, gli hanno aggiudicato quel senso di invincibilità, comprata a caro prezzo con
articolate mosse mediatiche.
Qualunque cosa si fosse mai sentita
al riguardo di Michael Jackson, non avrebbe suscitato alcun dubbio
sulla possibilità di esser vera, sia per i suoi fan sfegatati, che per
qualsiasi altro abitante del pianeta. A lui si sarebbe potuto imputare
qualsiasi fatto, reato, acquisto, intervento chirurgico, donazione,
scandalo, gloria. Un personaggio tuttofare, abilmente creato dal
marketing Hollywoodiano e dall'esperienza delle case discografiche,
coscienti di quanto scandali e gossip facciano aumentare le vendite
dei dischi. Ma la fine di questo personaggio è giunta, la sua gloria,
il suo denaro, e la sua grandezza artistica, non sono bastate a fargli
vivere un solo giorno in più.
Non voglio parlare del lato artistico
di Michael Jackson, che seppur non rientrando tra i miei gusti
musicali, comprendo essere un prodotto altamente orecchiabile, capace
di conquistare il grande pubblico, e di vendere tantissimo, più
di chiunque altro.
Quello che invece mi è saltato agli occhi anche
in questa occasione, è lo strambo quanto ricorrente atteggiamento di
circostanza assunto dalle masse, quando un personaggio molto in vista
muore. I cosiddetti Fan, sono capaci di versare litri di lacrime, e di
provare reale amarezza e sconforto di fronte alla morte di una persona, che
in molti casi non hanno nemmeno visto da vicino. Le frasi di
cicostanza, ed il revival quotidiano della sua vita artistica, stanno
occupando dal giorno della sua morte ogni spazio mediatico esistente,
dalla rete, alla televisione, alla radio.
Un qualcosa di simile è
accaduto anche alla morte del Papa, Giovanni Paolo II°. Persone che
fino al giorno prima, tra una bestemmia e l'altra inveivano contro
tutto e tutti, il giorno seguente tra una bestemmia e l'altra si
dichiaravano dispiaciuti per la morte del Papa, che in fondo una volta
morto, è stata una brava persona.
La morte scatena sempre qualche
reazione, è naturale. La morte può far provare dispiacere per l'artista
che tanto abbiamo apprezzato in vita, e che non ci potrà più offrire
nuovi pezzi da ascoltare. Ma qui si annuncia uno dei funerali più
imponenti a cui la storia Americana abbia mai assistito, per sfarzo,
partecipazione popolare e riscontro mediatico. Qualcosa di più che un
banale dispiacere, sarebbe per alcuni non assistere alle esequie. E mi
stupisce che ancora nessuno si sia tolto la vita, per seguirlo ovunque
sia adesso, come già accaduto in passato.
Essere un fan per alcuni è una cosa seria, e posso anche capirlo,
ma esserlo ad oltranza sfidando il buonsenso, nasconde a mio avviso un
serio problema esistenziale, che non ha nulla a che fare con l'artista
o il personaggio di turno.
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